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Quando il Diavolo va sulle Isole Aran

Si sarebbero potuti accorgere che ero lì semplicemente guardando sul lato sinistro del Bóithrín. Perché l’erba appassiva sotto la mia ombra.
Ma non mi vedono mai. Non guardano: è per questo che non vedono.
Ma la cosa più divertente è che mi vedono dove non ci sono…
Non venivo in Irlanda da un sacco di tempo. E questo è soltanto il mio secondo viaggio a Inis Mór: l’Isola dei Santi non è esattamente la mia destinazione preferita…

You can read this short story in English HERE.

L’altro tizio – o meglio: l’Altro Tizio è più fortunato. Egli è ovunque e sempre. Un po’ come Internet… Dio non ha bisogno di andare da nessuna parte perché è già lì. Così soltanto il Diavolo deve viaggiare.

Qualche volta.

Ho comprato il mio biglietto ieri, a Galway. Stamani sono arrivato a Inis Mór da Rossaveel. Non vi racconterò che cosa ho combinato ieri a Galway, tuffandomi a capofitto nel bel mezzo di ceol agus craic. È meglio se non lo sai. Soprattutto se anche tu eri a Galway ieri notte…

Sulla Banríon na Farraige ho avuto il mal di mare. Beh, io conosco di persona la “Regina del Mare” ed è una affondatrice di navi, non una nave! E ovviamente non si trattava di mal di mare: è stato l’Odore di Santità che proveniva dall’Isola a farmi vomitare. Sembra incredibile, ma c’è ancora!

Per motivi abbastanza ovvi non mi piace passeggiare all’ombra di una croce, così ho evitato la strada che fanno tutti i turisti e ho risalito il sentiero tra un pub, l’unico MacBurger dell’Isola (l’amministratore unico della catena è un mio carissimo amico) e il piccolo supermercato.

La vista della chiesa in rovina mi ha fatto stare meglio.

Lo so che Lui è ovunque, ma i duelli dialettici tra Entità Soprannaturali hanno le loro regole ben precise. E quando ci si scontra sui diritti di possesso di un’anima ci sono un sacco di regole da rispettare. Dovevo parlarGli di un’anima. Un’anima che doveva essere mia, ma per la quale mi stavo trovando in difficoltà. Il problema aveva a che fare con Inis Mór: doveva essere risolto su Inis Mór.

Avevo incontrato il Soggetto venti anni fa. All’aeroporto di Dublino. Mi piacciono gli aeroporti: c’è un sacco di lavoro. Era nei bagni e stava piangendo davanti allo specchio: era così sconvolto che non si accorse neanche che io non ero nello specchio.

Gli chiesi perché fosse sconvolto.

Mi rispose.

Gli detti la soluzione. Come sempre.

Firmò il Contratto un paio di minuti dopo. Mi regalò la penna: omaggio di un albergo di Galway. Era blu. Avrei dovuto capirlo che era un tipo strano. Firmi il tuo patto col Diavolo e gli regali una penna che fa pubblicità a un albergo..?

Il patto era semplice (è sempre semplice…): per lui venti anni su Inis Mór, per me la sua anima per l’Eternità. O meglio: fino alla Fine dei Tempi.

Il soggetto è morto due giorni fa. La procedura è semplice: lui aveva firmato il Contratto, quindi la sua anima doveva arrivare all’Inferno. Ma questa volta qualcosa non ha funzionato.

Non diciamolo troppo in giro, ma quando l’ho sentito ridere all’Inferno mi sono venuti i brividi…

Gli ho chiesto perché stesse ridendo. Come era possibile? Ha avuto la sfrontatezza di dirmi che mi aveva giocato. Mi ha detto che i ricordi di quei venti anni su Inis Mór per lui erano abbastanza. Abbastanza da ridere all’Inferno…

Mi piace pensarmi come un gentildemone, dopotutto. Ma non riuscivo neanche a vedermi battuto da uno che piangeva nei cessi. Che ci fosse di mezzo l’altro Tizio..?

E così L’ho chiamato: ehilàLassù,questoequello,terrorismoeabusiaiminoristovincendoio… Ho chiesto a Lui del Soggetto. E Lui non c’entrava niente, mi ha risposto.

Non fa parte della Mia squadra, mi ha detto (Lo odio perché riesce a PARLARE MAIUSCOLO…).

– Non voglio uno che ride all’Inferno!

– Non è affar mio.

– Ma che cosa c’è di così fottutamente speciale a Inis Mór?

Ho sentito il suo sorriso prima della Sua risposta.

– Non per vantarmi ma ho tirato su un capolavoro, lì. Vai a dare un’occhiata. Il tipo non gioca nella mia squadra, ma a quanto pare ha trovato il modo di fregarti…

Il ti era parlato in minuscolese: me ne sono accorto.

Ho girellato per tutto il giorno. Al tramonto ero sulla scogliera del Poll na bPéist. Dicono che è naturale, ma non è vero. Tagliai via io tutta quella pietra, per tirarla contro Sant’Enda: Non ho ancora capìto come ho fatto a non beccarlo!

Il cielo divenne d’oro, le pietre rosso sangue.

Va bene. Lo ammetto. I tramonti sono fottutamente meravigliosi, Vecchio Bastardo. Soddisfatto?
[Neil Gaiman, La Stagione delle Nebbie, 8].

Percepii il Suo sorriso nel raggio verde.

Domani lo libero, non voglio avere a che fare con lui.

Sulla via del ritorno dal Poll na bPéist ho attraversato il villaggio di Gort na gCapall. Un cane in un garraí ha cominciato ad abbaiare disperatamente contro di me. Una vecchia è uscita da un cottage. Era molto vecchia… Mi ha chiesto da dove venissi.

Le ho sorriso.

Poi mi chiede se l’Isola mi è piaciuta. Io le rispondo che Inis Mór è bellissima.

– Questo è il Secondo Paradiso.

Mi dice, mentre il cane continua ad abbaiare.

– Forse.

Le rispondo. Le sorrido di nuovo e me ne vado, alla ricerca di un B&B.

Questo racconto è dedicato alla donna che ci ha veramente parlato nel villaggio di Gort na gCapall. Ci ha veramente detto che Inis Mór is second Paradise. Sono assolutamente d’accordo con lei! Spero che qualcuno le faccia sapere che è stata “catturata” in questo racconto.

Grazie a Sanja, editor della versione in Inglese, e a @MrSaulVerner, perché è un amico che, a sua volta, in qualche modo è rimasto “incastrato” in questa storia.

E, beh: grazie Neil Gaiman!

 

About maxorover

Ebbene sì. Max O'Rover parla anche Italiano. E in Italiano scrive. Un Irlandese con la geografia contro, ecco chi è Max O'Rover. Il falso vero nome (quindi vero o falso?) di Max O'Rover è, ovviamente, in Irlandese: Mach uí Rómhar. "Rómhar" è il ventre, ma anche il ventre della terra, quello in cui crescono i semi, in cui nascono gli alberi. Mica male per essere uno che non esiste, avere un cognome così evocativo. Prima o poi la scriverò, la vera falsa storia degli uí Rómhar. La storia del perché ci hanno cacciato via. Una storia fatta di boschi sacri che non abbiamo difeso, di maledizioni scagliate contro di noi da Boann. Un pugno di druidi falliti costretti a scendere a sud. Fino a che la maledizione sarà spezzata. Fino a quando potremo tornare. Quando sono in pausa pranzo, ogni giorno, mangio una mela. Non getto mai i semi della mela nella spazzatura. Li getto nel prato. Perché sotto sotto ci credo, alla maledizione. Mi ricordo la maledizione. Ma non ricordo quanti alberi devo far crescere: dieci? Mille? Un milione? Intanto continuo a gettare i semi nel prato, e ad aspettare il ritorno a casa.

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