Storie Irlandesi

Un post assolutamente inutile: l’Irlanda tra calcio, rugby e… scrittori

Come si arriva al rugby in questo post assolutamente inutile? Tutto cominciò nel Donegal. Eravamo arrivati a Donegal Town freschi freschi da Drumcliff, dalla tomba di Yeats. Aveva cominciato a piovere a dirotto mentre aspettavamo il coach di Buseireann che, per fortuna, non era in ritardo. Foursquare diceva che eravamo in the middle of nowhere. Foursquare aveva ragione…

Teatro - Theatre

Una donna (non solo) irlandese: Marina Massironi “diventa” Paula Spencer

L’adattamento teatrale italiano de La Donna Che Sbatteva Nelle Porte è uno spettacolo a cui, ovviamente, teniamo molto. Avevamo già intervistato il regista e autore della drammaturgia, Giorgio Gallione, e avevamo riportato le nostre impressioni sullo spettacolo.

Storie Irlandesi

Irlanda, Europa e… non. Giampaolo Simi parla con Italish

Giampaolo Simi a una presentazione del suo "Rosa Elettrica"

Giampaolo Simi a una presentazione del suo “Rosa Elettrica”

Tutti sanno che Giampaolo Simi è un giallista, giornalista e sceneggiatore. Ma non tutti sanno che Giampaolo Simi è un ‘vecchio’ irlandofilo: uno di quelli che in Irlanda ci tornava almeno una volta all’anno, come in pellegrinaggio. Per un motivo o per un altro Simi in Irlanda non era più andato, e adesso ci torna da scrittore affermato, coinvolto nelle iniziative di Dublin City of Literature, come già avevamo accennato in un altro post. Così ci troviamo con lui per parlare di libri e della sua prossima avventura a Dublino nel luogo forse più logico per una intervista sull’Irlanda: il Bad Elf Pub (viareggino, Simi vive a Livorno). Si inizia, però, parlando d’Italia…

Giampaolo, l’Irlanda è da sempre considerata terra di artisti. Che dire dell’Italia?

Che dire… In Italia siamo oggi l’autentica avanguardia del cialtronismo. Viviamo una situazione in cui scrittori e intellettuali in genere semplicemente non servono, neanche al potere, perché il potere non ha alcuna idea da propagandare che non sia “smettete di avere delle idee”. Persino il totalitarismo sovietico ha regalato al mondo il cinema di Ėjzenštejn, il fascismo italiano ha partorito l’ultima forma di urbanistica con un pensiero sulla luce e sullo spazio. Se stiamo sul romanzo, mi torna in mente un saggio di Franco Moretti: le ragazze di Jane Austen costruiscono l’Inghilterra come comunità nazionale semplicemente capendo che un buon partito possono trovarlo anche a trenta o quaranta miglia di distanza. Hanno imparato il fatto che possono muoversi oltre la loro tenuta. Nella letteratura anglosassone si parla di persone che vivono la loro vita: penso a Dickens, per esempio, e in qualche modo il mondo rarefatto di Yeats potrebbe essere considerata una eccezione. In Italia il romanzo spesso non ha avuto il punto di vista delle persone che vivono la loro quotidianità: in Italia il romanzo nasce paternalista, scende dall’alto, seguendo un concetto di cultura che è blasone, un concetto, questo, che anche la sinistra ha fatto suo, probabilmente favorendo la situazione che ha portato all’oggi. Quasi si potrebbe dire che Berlusconi ha ‘vendicato’ la gente liberandola dagli intellettuali…

Ma, allora, Giampaolo, che ci va a fare uno scrittore italiano a Dublino..?

Ci va, ci vado,  per partecipare a Murder In The City, un reading di autori europei sul genere crime and murder. Leggerò un brano da Rosa Elettrica.

Quale?

L’agguato alle due bambine. La lettura sarà in Inglese. Poi, il giorno dopo sarò al Dipartimento di Italiano dell’Università di Cork per Inferno d’Amore, una lettura in Italiano. Un lavoro su un caso di omicidio passionale nella Lucca del 1593, per il quale ho studiato i documenti originali, come i verbali degli interrogatori, con tanto di pecette sui nomi eccellenti, una storia a cui poi ho aggiunto una mia personale ipotesi di finale. Un episodio interessante, perché l’omicidio viene assolutamente male interpretato in una città in cui ci si aspetta che si possa uccidere per soldi, ma non per amore. La lettura diventa anche occasione per ascoltare, e leggerli, nelle slide che accompagnano la musica, dei bellissimi madrigali cinquecenteschi. Una forma d’arte meravigliosa, direttamente dall’ultima volta in cui noi Italiani siamo stati grandi, nel Rinascimento… E assolutamente moderna: ci sono dei lavori di Gesualdo da Venosa che sembrano esempi di musica dodecafonica, invece sono stati scritti tra Cinque e Seicento!

Se un giallista italiano viene invitato a iniziative del genere questo significa che gli Autori italiani hanno un buon seguito nel mondo anglosassone?

Raggiunta una certa soglia di vendite in Italia un autore viene tradotto quasi automaticamente. Ma quanto venderà poi all’estero? Si trova ormai facilissimamente, nelle librerie inglesi, Camilleri. Ma quanto si perde della sua peculiarità linguistica? Purtroppo l’Italia sembra rimanere più la cartolina di sfondo, valida solo come ambientazione, che poi viene utilizzata da autori anglosassoni nei romanzi dei quali il commissario si chiama Boninsegna e l’agente di polizia Valcareggi…

Quindi gli scrittori italiani non servono al mondo anglosassone…

No: forse non gli serviamo.

Ma allora perché noi abbiamo bisogno della loro letteratura, e di quella irlandese in particolare?

Perché l’Irlanda somiglia all’Italia, o meglio: somiglia a un’Italia che la mia generazione, quella che andava là negli anni ’90, avrebbe voluto vivere, un paese che si affaccia al mondo e vive il suo boom economico; un luogo in cui è possibile ancora l’innocenza, con in più l’accesso internet. Un luogo che, ricordando Joseph O’Connor, per gli Inglesi non esisteva neanche, con l’Irlanda del Nord galleggiante nel vuoto sulla cartina delle previsioni del tempo. Ma allora, diceva O’Connor, Com’è possibile che i Beatles vengano a suonarci!? L’Irlanda rappresenta un paese diviso che non ha mai perso il senso della continuità, in questo senso diverso dall’Italia, che è un paese terribilmente conservatore ma ormai balcanizzato da mille fratture. Basti pensare ai Pogues, che hanno saputo rivisitare la tradizione addirittura in chiave punk senza negarla, o ai Commitments, un gruppo che attorno alla musica riunisce individui dai venti ai sessant’anni. In Italia abbiamo avuto De Andrè, che ha saputo rivisitare, e magistralmente, le tradizioni, ma anche in questo caso si tratta di una operazione meravigliosa che scende da un grande intellettuale verso la gente, non è la gente stessa a compierla.

E un giallista, che cosa trova nella letteratura anglosassone?

Ci sono moltissimi ottimi giallisti, che conoscono perfettamente il mestiere, che padroneggiano registro e timbro. Poi ci sono quelli che dicono di più, che danno di più, che dicono qualcosa di nuovo. Tra gli Irlandesi citerei l’Eoin McNamee di Resurrection Man. Poi David Peace (Inglese) e forse Ian Rankin (Scozzese). Ma del resto anche Il Viaggio di Felicia di un ‘insospettabile’ William Trevor ha interessanti spunti di genere.

In Irlanda dopo più di dieci anni: che cosa pensi di trovare?

L’ultima volta che sono andato non c’era ancora la Tigre Celtica, adesso è già morta. Sicuramente saranno cambiate moltissime cose. Forse. E se ve lo raccontassi su un blog dedicato quando sarò là..?

Secondo voi ci saremmo fatti scappare l’opportunità? Giampaolo ci racconterà l’Irlanda in un suo spazio su Italish. Non perdetevi i suoi post!

Musica irlandese

Intervista a Nuala Kennedy: la tradizione è ora! – Nuala Kennedy interview: trad is now!

Nuala Kennedy: Trad is now!


Nuala Kennedy:

la tradizione è ora!


Then, starting from the beginning… Youngsters playing music, buskers, people singing in pubs and streets: common icons of Ireland and Irish people. But how, and when, did you start your relationship with music?

There’s an old photo in the house of me, aged 4, with a tin whistle in one hand and a paintbrush in the other! I started playing piano aged 7 and joined a local cèilidh band around age 12. I always loved music and painting. I studied ceramics and art history at university, but played in Edinburgh sessions every night!

Cominciamo dall’inizio… Ragazzini che suonano, musicisti di strada, gente che canta per le strade e nei pub: luoghi comuni dell’immaginario sull’Irlanda e gli Irlandesi. Ma come, e quando, è iniziata la tua relazione con la musica?

C’è una mia vecchia foto, a casa: io, a 4 anni, con un ‘tin whistle’ in una mano e un pennello nell’altra! Ho iniziato a suonare il piano quando avevo 7 anni e sono entrata in un gruppo locale cèilidh (di musica tradizionale) a circa 12 anni. Ho sempre amato la musica e la pittura. Ho studiato ceramica e storia dell’Arte all’università, ma ogni sera a Edimburgo suonavo!

How did you arrive to music, and what did push you toward music (family, school, friends? First glimpse love or a day bay day grown up passion?)?

It was just a normal everyday part of my life, a thing I didn’t really think about too much… traditional music for me was always very much a ‘live’ experience, we didn’t have any recording of Irish music in the house. It was something I played with my friends. I listened to pop music and as a teenager I was very into American acoustic music, James Taylor, Joan Baez.. I would get obsessed with certain tracks and play them until they were literally worn out. At school I was involved in musicals from a young age, I played the artful dodger in Oliver Twist aged 11!

Come sei arrivata alla musica, e che cosa ti ha spinto verso di essa (famiglia, scuola, amici? Amore a prima vista o passione cresciuta giorno dopo giorno?)?

La musica faceva parte della mia vita di tutti i giorni, una cosa a cui in realtà non pensavo molto… La mia esperienza della musica tradizionale era assolutamente ‘dal vivo’: in casa non c’era alcuna registrazione di musica tradizionale irlandese: era qualcosa che suonavo con i miei amici. Da teenager ascoltavo musica pop e mi piaceva molto la musica acustica americana: James Taylor, Joan Baez… Qualche volta un pezzo finiva per ossessionarmi e continuavo ad ascoltarlo fino a quando non era letteralmente consumato. A scuola sono stata coinvolta nei musical fin da piccola: ho recitato nel ruolo di Artful Dodger in Oliver Twist quando avevo 11 anni!

And, when you started playing music, you decided to flow in the ‘trad’ stream. But, being you Irish, you play traditional also from Scotland: do you feel difference between Irish and Scottish trad in playing them?

There is a big difference in the style of playing in Ireland and Scotland, there’s more syncopation, certainly around Edinburgh where I live, than I get from the music at home. But essentially it’s the same music. I play a lot of Scottish music on the flute. I think it all feeds into your own personal style. There are of course lots of historical links between the North of Ireland where I grew up, and Scotland. Each tradition has been feeding the other for many years.

E, quando hai deciso di fare musica, hai deciso di farlo seguendo il filone della trad, la musica tradizionale. Ma, tu che sei Irlandese, suoni anche musica tradizionale scozzese: quali differenze trovi nel suonare la trad irlandese rispetto a quella scozzese?

C’è una grande differenza tra lo stile irlandese e quello scozzese: sicuramente il ritmo, a Edimburgo, dove vivo, è molto più sincopato che in Irlanda. Ma essenzialmente si tratta della stessa musica. Suono moltissimo la musica scozzese con il flauto: io credo che alla fine tutto vada ad alimentare il tuo stile personale. Ovviamente ci sono tantissime connessioni storiche tra la Scozia e il nord dell’Irlanda, dove sono cresciuta: le due tradizioni, nel tempo, si sono alimentate l’una con l’altra.

How do you manage, and balance, these two different-and-similar tradition(s) in your art?

I try to keep a balance between Irish and Scottish material in my recordings, if I am trying to reflect my own day-to-day music making.

Come riesci a gestire, e bilanciare, queste due tradizioni simili ma differenti, nella tua arte?

Cerco di mantenere l’equilibrio tra i materiali Irlandesi e Scozzesi nelle registrazioni, cercando di riflettere quello che è il mio lavoro di ogni giorno nella musica.

And where do you take from new elements, and how, to refresh traditional and make it your ‘own’ music?

I don’t believe traditional music needs refreshed. It is continuously evolving and changing anyway. When considering my own music, I don’t consciously choose any one particular genre, I guess I pay attention to what music is around me. I was never able to have ‘background’ music, while as a kid, for studying or eating.. I find it too distracting. I think all ones experiences, both musical and not, feed into your ‘own’ music. Music for me is about trying to express your own experience of life, a kind of representation of an aspect of your true self in aural form.

Da dove trai nuovi elementi, e come rielabori la musica tradizionale per renderla la ‘tua’ musica?

Io non credo che la musica tradizionale abbia bisogno di essere rielaborata: si evolve e si modifica comunque, di per sé. Parlando della mia musica, io non scelgo in maniera conscia un genere specifico, piuttosto presto attenzione a ciò che la musica è, intorno a me. Non sono mai stata capace di avere la musica come ‘sottofondo’, neanche quando ero ragazzina, mentre studi, o mangi… Troppa distrazione. Credo che per ciascuno le esperienze, musicali e non, alimentino la propria musica. Per me la Musica è il tentativo di esprimere la propria esperienza di vita, una sorta di rappresentazione del tuo vero io come tramite un’aura.

You sing in English and Irish. How much ‘Gaeilge’ is important for you? Do you feel Irish Gaelic a still alive language? What do you think about the richness Irish people give to English language?

It’s very important to me. I missed it when I moved to Scotland, which is why I spent two years in the highlands and studied Scottish Gaidhlig. I love the poetic nature of the language, I enjoy reading poems and singing in Gaelic very much. It still feels more natural to me than singing in English. I would love to live in an Irish speaking area, and re-learn Irish again, if I moved back to Ireland. If I could wave a wand so that the whole of Ireland spoke Irish again, I would!

Canti in Inglese e in Irlandese. Il Gaeilge, il Gaelico irlandese, quanto è importante per te? Lo percepisci come una lingua ancora viva? Che cosa pensi della ricchezza espressiva che gli Irlandesi sanno dare alla lingua inglese?

Per me è importantissimo. L’ho perduto trasferendomi in Scozia, e per questo ho passato due anni nelle Highlands studiando il Gaidhlig, il Gaelico scozzese. Ne amo l’intrinseca poeticità, amo moltissimo leggere poesia e cantare in Gaelico: per me cantare in Gaelico è, ancora, più naturale che cantare in Inglese. Mi piacerebbe moltissimo vivere in una zona in cui si parla Irlandese così da impararlo di nuovo, se tornassi a vivere in Irlanda. Se avessi una bacchetta magica per far tornare l’intera Irlanda a parlare Irlandese, la userei!

And… Do you think, and dream, in Irish or..?

I can’t recall dreaming in Irish or English for that matter, I didn’t grow up with Irish in the house, so I think in English, except for the rare occasion where a translation comes to mind of something happening around me.

Ma tu… Pensi, e sogni, in Irlandese, oppure..?

Non saprei dirti in che lingua sogno, ma non sono cresciuta in una casa in cui si parlava Irlandese, per cui penso in Inglese, tranne quando qualcosa mi fa venire in mente la traduzione in Irlandese ‘al volo’.

As you know, Q&R blog was born as a ‘literary’ one. So, we are very curious about ‘books in your library’! ;-)
Can you tell us something more about this song, and about your books and readings?

The song was written during a residency in Scotland with seven other writers. It was a very intense experience, and I literally woke up one night and wrote out this song in it’s entirety. I have another verse which I didn’t include in the recording. I think it is a lament for times past but also an acknowledgement of life’s passing. It’s not really a sad song. The fourth verse about unopened huge tombs, is true to life – I have several large books which remain unread on my bookcase, although I did recently start reading my James Joyce again, and I’m loving it!

Come sai, il blog di Q&R ha origine letterarie. Così siamo molto curiosi di saperne di più a proposito dei ‘libri nella tua libreria’ (Books In My Library è appunto un pezzo di Nuala, in questo articolo nel video con Atlantic Quartet)! ;-)
Puoi dirci qualcosa di più su questo pezzo, sui tuoi libri e le tue letture?

Ho scritto Books In My Library durante un laboratorio con altri sette scrittori, in Scozia. Un’esperienza veramente molto intensa: mi svegliai letteralmente nel cuore della notte e scrissi il pezzo d’un fiato. C’è un verso che non ho incluso nelle registrazioni: una sorta di lamento per il tempo che passa, ma anche un ringraziamento per il procedere della vita. Non è una canzone veramente triste… Il quarto verso, sulle grandi tombe non aperte è ispirato dalla realtà – ho davvero alcuni ‘tomi’ rimasti non letti sugli scaffali, ma intanto ho rimesso mano al mio James Joyce, e mi piace tantissimo!

Do your readings inspire your music?

I think so, but not so far, in any consciously direct way.

Le letture ispirano la tua musica?

Penso proprio di sì, ma piuttosto in modo inconscio, indiretto.

May you give us your personal top-five of best Irish books?

There is one amazing books about the story of Island life, but I can’t think of the title. So off the top of my head, right now:
1. Truth in the NightMichael McLaverty
2. The Hill BachelorsWilliam Trevor
3. MemoirJohn McGahern
4. The Secret ScriptureSebastian Barry
5. The Story of Lucy GaultWilliam Trevor

Ci daresti la tua personale top-five dei migliori libri irlandesi?

C’è un libro favoloso sulla storia dell’Isola, ma in questo momento non riesco proprio a farmi tornare in mente il titolo… Quindi:
1. Truth in the NightMichael McLaverty
2. The Hill Bachelors (Gli Scapoli Delle Colline)  – William Trevor
3. Memoir – John McGahern
4. The Secret Scripture (Il Segreto) – Sebastian Barry
5. The Story of Lucy Gault (La Storia Di Lucy Gault) – William Trevor

We have seen the video of Art AnimOtion: the whole performance is simply awesome… Do you believe, then, that music is not only a gig matter? And do you have new projects about performances involving other media?

I love the AnimOtion project, it’s so beautiful and really tells a story in a different way. Maria Rud paints while I play music to accompany the images, which change and morph as time passes.. It’s projected onto a large screen by Dutch video artist Metje Hummerman. We work together to tie in the music and the images in advance and during the show. With a strong interest in visual art myself, I find this experience very satisfying. I’d like to work more in this way, and perhaps write/perform for theatre.

Abbiamo visto il video di Art AnimOtion: l’intera performance è semplicemente fantastica… Quindi credi che la musica non sia solo ‘roba da concerto’? Hai nuovi progetti che portino a performance multimediali?

Amo il progetto AnimOtion, è bellissimo e permette veramente di raccontare una storia in modo diverso. Maria Rud dipinge mentre io suono per accompagnare le immagini, che si evolvono nel corso della performance… La pittura viene proiettata su un grande schermo dal videoartista olandese Metje Hummerman. Lavoriamo insieme prima e durante la performance per connettere musica e immagini. Per me che sono molto interessata alle arti visive è un’esperienza veramente molto appagante. Certo, mi piacerebbe lavorare di più in questo modo e, forse, anche occuparmi di teatro, scrivendo e magari recitando.

From other media to multi-media: we catch up on the web, we can see your gigs on the web, you heavily promote your music on the web. But the web is also the copyrights killer… Then, what do you think about this double-edged sword? How do you think the music world will be in ten years, in a day-by-day ever more digital and everybody-are-connected worldwide society?

It’s important for musicians to make their music accessible and the web is a large part of that. It’s a huge tool for the independent artists, but also it can be time consuming and distracting. It’s good to have a presence on the web, but nothing can replace the thrill of live music and performance, for me: that’s what it’s all about. Hopefully in ten years, people will still be going out to gigs and supporting live music in their local communities.

Dal mix di media al multimediale: noi ci siamo conosciuti online, possiamo rivedere i tuoi concerti online, usi massicciamente il web per promuovere la tua musica. Ma il web è anche il killer dei diritti d’autore… Così, che cosa pensi di quest’arma a doppio taglio? Come pensi che sarà il mondo della musica tra dieci anni, in una società che ogni giorno che passa è sempre più digitale e in cui tutti saranno ‘connessi’?

Rendere la propria musica accessibile è importante per ciascun musicista, e il web è importantissimo in questo senso: per un artista indipendente è uno strumento di portata straordinaria, ma richiede tempo e rischia sempre di distrarti. Essere sul web è certamente una buona cosa, ma niente, a mio parere, può sostituire il brivido di una performance dal vivo: questo è quel che conta. Io spero che tra dieci anni la gente continui ad andare ai concerti e a supportare la musica dal vivo nella propria comunità!

And, being on digital: five tunes you have on your mp3 player..?

At the Moment Anais Mitchell‘s Hadestown album is on a lot, as I am learning the songs to play with her at Celtic Connections in January, but it’s a really great listening record.
2. AJ RoachTemporary
3. Arvo PartSpiegel Im Spiegel
4. Ali Farka Touré and Ry CooderSoukora
5. Lá Lugh – Oíche fá Fhéil’ Bríde (On Brigid’s Eve)

Rimanendo sul digitale: cinque pezzi che stanno girando sul tuo lettore mp3..?

Adesso sto ascoltando molto Hadestown di Anais Mitchell: sto imparando i pezzi perché suonerò con lei a Celtic Connections, a gennaio; al di là di questo, è davvero un bellisismo lavoro. E poi:
2. AJ Roach – Temporary
3. Arvo Part – Spiegel Im Spiegel
4. Ali Farka Touré and Ry Cooder – Soukora
5. Lá LughOíche fá Fhéil’ Bríde (La Notte di Santa Brigida)

Going from the Irish to the Italian part of Italish… you already performed in Italy: did you have a good feedback in your Italian gigs? Did you like Italian audience?

I love playing in Italy – it’s actually my favourite European country to perform in. I’ve played in several areas, mainly the North, but also in Ancona, and Puglia and Calabria in the South. So beautiful! The people are warm-hearted and love life, like the Irish people, and the scenery, towns, buildings… Not to mention that the food is amazing! The Italian people are very enthusiastic and encouraging as an audience.

Passando alla parte ‘italiana’ dell’intervista ‘italish’… Tu hai già suonato in Italia: hai avuto un buon feedback dai concerti italiani? Ti piace il pubblico italiano?

Adoro suonare in Italia, è il paese europeo in cui mi piace di più suonare! Ho suonato in diverse zone, soprattutto al nord, ma anche ad Ancona in Puglia e in Calabria. Bellissimo! La gente è positiva e ama la vita, come gli Irlandesi, e poi i paesaggi, le città, i palazzi… Per non parlare del cibo che è fantastico! Gli Italiani sono un pubblico che ti incoraggia e ti dà entusiasmo.

When will you be back in Italy?

Unfortunately not until later in 2011, or 2012.

Quando tornerai in Italia?

Sfortunatamente non prima della fine del 2011, o nel 2012.

What do you know about Italian music?

I play with a fantastic accordion player from Geneva, Filippo Gambetta. He is a good friend and a brilliant musician. He has taught me a few Italian tunes. He plays the traditional music of Liguria. During our tour to the South, I experienced Tarantella, and I really enjoyed it.

Che cosa conosci della musica italiana?

Suono con un eccezionale fisarmonicista genovese, Filippo Gambetta. Filippo è un grande amico e un ottimo musicista: mi ha insegnato alcune canzoni italiane, lui suona musica tradizionale ligure. Quando ho suonato al sud ho scoperto la Tarantella, e mi è piaciuta molto.

Go raibh maith agat, Nuala!

Sin tu!

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Storie Irlandesi

Le recensioni irlandofile di @MaxMaG87: Grandi Storie Irlandesi Del Soprannaturale

More about Grandi storie irlandesi del soprannaturaleGrandi Storie Irlandesi Del Soprannaturale è una gustosissima antologia di racconti gotici. Interessante soprattutto perché non tutti i racconti sono di autori ‘di genere’, anzi (C’è anche Sean O’Faolain, il padre di Nuala, e un Joyce brevissimo, ambientato in Francia).