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ItalishMagazine - Storie irlandesi - La Regina d'Inverno - Mournes in the Snow, Co. Down. - Author Paul Lindsay Creating agency Tourism Ireland

Storie irlandesi: la Regina di Ghiaccio

Dalle storie irlandesi di Italish Stories: La Regina Di Ghiaccio, racconto di Pierluigi Curcio.

Ascoltai questa storia per la prima volta tra le braccia di Munro, mio nonno, ai tempi del Vortigern.

Gli inverni sono trascorsi implacabili e ho imparato a prestar fede solo ai miei occhi, talora, tuttavia, odo ancora la voce del vecchio e il dubbio torna a far breccia nel mio cuore.

Guardo le mie mani, così diverse l’una dall’altra e tremo.

Tutto ebbe inizio con una saetta.

Solcò il cielo stellato lasciando Culainn, il Signore della Lancia, a bocca aperta. Il rombo del tuono scosse le fondamenta della sua stessa anima.

Strinse forte i lembi del mantello tentando di ripararsi il più possibile dalle raffiche sferzanti; penetravano gelide fin nelle ossa spingendo le oscure nubi minacciose.

La neve non tardò ad arrivare e la capanna alle pendici dei monti Pen distava ancora diverse miglia. Il pensiero di mancare all’appuntamento con il nonno lo incupì.

Sono freddi gli inverni su al nord: spesso uccidono il viaggiatore sprovveduto.

Tutto a un tratto Culainn non fu più così sicuro d’aver preso la decisione più saggia. Controllò la bisaccia: la pietra focaia era ben custodita nella tela cerata, se si fosse bagnata sarebbe stata la fine.

Sospirò, quindi, scrollate le spalle, spronò il cavallo su un’altura a ridosso della pista, in realtà un intrico di rocce e fitta vegetazione presso cui trovare riparo.

L’ululato lo sorprese bloccandogli il respiro. Afferrò prudentemente l’arco e valutò la distanza dalla faretra sulle spalle. Inspirò infastidito, se i lupi fossero riusciti ad accerchiarlo, l’arma non gli sarebbe stata di nessuna utilità.

Allentò il morso affidandosi all’istinto del cavallo che, libero di decidere scattò in avanti. Il branco doveva essere nelle vicinanze. Uno schiocco alla sua sinistra provocò un brusco scarto del castrone, facendo barcollare il cavaliere che, riguadagnato l’equilibrio affondò coi talloni nei fianchi dell’animale.

Gli zoccoli echeggiarono sul terreno ghiacciato incitando i lupi alla caccia. Culainn notò numerose bestie sorpassarlo ai fianchi della pista, al riparo della boscaglia.

Tirò brutalmente le redini provocando un nitrito di dolore da parte del cavallo costringendolo a un repentino dietro-front e a cercare fortuna lungo una scarpata.

Il guerriero non aveva occhi che per il terreno friabile.

Una serie di ululati lo spinse a voltarsi e a sollevare un sopracciglio interrogativamente. Quando il cavallo s’impennò costringendolo a fissare in avanti, ne apprese la ragione: c’era un orso ai piedi del dirupo.

In trappola.

Preso tra due fuochi e senza via d’uscita.

Estrasse il pugnale, certo di trovarsi al cospetto della morte.

Aveva una sola occasione per sopravvivere ed era deciso a sfruttarla: balzargli addosso e trafiggergli l’occhio trapassandogli il cervello.

L’orso graffiò l’aria con gli artigli affilati, avrebbe potuto tentare di aggirarlo se il cavallo non si fosse impennato a sua volta disarcionandolo.

Nella caduta, il ferro gli si piantò nel fianco.

Non se ne avvide subito.

L’adrenalina salì fino alle stelle oramai invisibili, ma quando ritrasse la mano intrisa del proprio sangue seppe di non avere più speranza.

L’orso si piantò sulle quattro zampe preparandosi a caricare.

Alcuni lupi si gettarono all’inseguimento del castrone in fuga.

Culainn estrasse la lama e soffocò una smorfia di dolore. L’urlo successivo non sconcertò l’orso, non tanto quanto vedere il piccolo uomo sollevarsi e affrontarlo.

La carica travolse Culainn scaraventandolo contro un albero, la bestia gli si avvicinò e, senza infierire si limitò ad annusargli col naso umidiccio la fronte, poi, volte le spalle, si dileguò al chiaro della prima luna.

I lupi discesero famelici il pendio senza far rotolare una sola pietra.

Alzarono di scatto il capo un attimo prima delle scariche di vento.

Raffiche gelide e sferzanti si abbatterono sul branco. Solo sul branco.

Culainn mosse il braccio e rotolò sul fianco. Il sangue caldo sciolse la neve al contatto.

I lupi, caparbi, si avventarono contro la facile preda. Il più vicino fu scaraventato lontano con una spallata da quello alle spalle, ansioso di aggiudicarsi il primo boccone.

Un salto nel buio.

Le fauci spalancate si serrarono andando in mille pezzi.

I corpi dei lupi, cristallizzati in un ultimo slancio, schiantarono in terra ricoperti da una lamina di ghiaccio.

Il Signore della Lancia roteò gli occhi al cielo e tremò.

Una donna lo fissava sferzante, aveva metà del corpo in putrefazione.

Si avvicinò.

Culainn strisciò lontano sui gomiti e l’essere alzò il braccio in un tacito monito.

Sei stato uno stolto.

Lo apostrofò.

Cosa vuoi?

Fai parte del disegno.

Disse la donna nel sedersi cavalcioni.

Stammi lontano…

urlò Culainn mentre l’essere si liberava delle vesti.

Munro uscì dalla capanna spinto dai belati insolitamente assillanti del gregge.

Qualcosa innervosiva le bestie.

Si bloccò, indeciso se proseguire verso la stalla o fidarsi della sua vista. C’era un’ombra tra gli alberi, a solo pochi passi dalla radura.

Il nonno avanzò incerto per poi estrarre il coltello dalla guaina.

L’essere si voltò mettendo in mostra la parte peggiore di sé.

Prenditi cura di lui.

Comandò.

In terra, il corpo privo di sensi di Culainn necessitava di cure immediate. La figura protese il collo piantandosi a un palmo dal viso di Munro che, terrorizzato, disegnò nell’aria il segno del corno protettivo.

L’apparizione piegò il capo di lato e rise mentre con la mano sinistra carezzava un ventre gravido ma privo di calore.

Sbatté le ciglia, poi tornò a fissare Culainn, quasi un invito al nonno che la imitò. Quando Munro si volse, non c’era più nessuno.

Cosa ti ha fatto?

Pensò l’uomo in preda all’orrore.

Si chinò sul guerriero e lo sollevò a fatica per trascinarlo all’interno del riparo.

Prima di chiudere la tenda, Munro tornò a scrutare tra le ombre della notte.

Gli si fermò il respiro nel rivederla: vista sul fianco destro, era bellissima.

Un senso di profonda tristezza gli strinse le viscere quando ella alzò il braccio in segno di saluto.

Stette lì ancora qualche attimo, poi tornò da Culainn.

Da ragazzo ho sempre pensato che Munro, mio nonno, quella notte doveva aver dato fondo alla fiasca d’idromele per scaldarsi dal gelo, ma con il trascorrere degli anni ho imparato a conoscere il cuore degli uomini.

Amavo mio nonno e ho amato il Signore della Lancia e, così come è vero che un giorno l’Uomo Grigio verrà a prendere la mia anima, i loro occhi non mentivano così come non mente mia madre: metà donna e metà mostro, Hel, la regina di ghiaccio.

Pierluigi Curcio


Le storie irlandesi di Italish Stories


Immagine: Mournes in the Snow, Co. Down. – Author Paul Lindsay, Creating agency Tourism Ireland.

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Massimiliano "Q-ROB" Roveri writes on and about Internet since 1997. A philosopher lent to the IT world blogs, shares (and teaches how to blog and share) between Ireland and Italy.

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