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Paul Fagan racconta Flann O’Brien

Siamo felicissimi di ospitare su Italish Magazine Paul Fagan, Lecturer in British Literature all’Università di Tromsø e Adjunct Lecturer (Modernism & Irish Studies) all’Università di Vienna. Paul è Co-Fondatore della International Flann O’Brien Society, organizzatrice della II International Flann O’Brien Conference all’Università Roma Tre i prossimi 19-21 Giugno.

Italish:
Prima di tutto Paul, grazie per l’intervista.

Paul Fagan: È un piacere!

Italish:
Cominciando con “qualcosa di personale”: tu sei Irlandese, “emigrato” a Vienna, vicina alla Trieste di Joyce e non lontana dalla Parigi di Beckett. Ma come e quando ti sei avvicinato a Flann?

Rome Logo FinalPaul Fagan: I miei genitori avevano un sacco di ottimi libri in casa quando ero ragazzo – Hemingway, John Fowles, Ken Kesey, autori del genere – e ho speso gran parte della mia adolescenza tra quei libri. Avevo più o meno quindici anni quando mi sono imbattuto in Una Pinta D’Inchiostro Irlandese (At Swim-Two-Birds) e Il Terzo Poliziotto (The Third Policeman), e ricordo che immediatamente nella mia testa qualcosa fece “click”: erano la cosa più assurda, divertente, terrificante, emozionante e anche formativa in cui mi fossi mai imbattuto.

Quando mi sono trasferito a Vienna per studiare sono stato molto fortunato nel ritrovarmi come supervisor Werner Huber, fondatore e preside del Centro di Studi Irlandesi e già interessato a Flann (la sua tesi per il Master of Arts del 1976 era sulle forme di humour ne Il Terzo Poliziotto). Nel frattempo con un altro Flanneur, Ruben Borg della Hebrew University di Jerusalem, durante una chiacchierata nel fumoso Keller a Praga durante il James Joyce Symposium del 2010, discutemmo su come, nonostante l’impressione che esistesse un buon numero di “Flanneurs”, questi però non avevano conferenze o altre occasioni per confrontarsi, e che qualcuno avrebbe dovuto gettare le basi di una  comunità accademica dedicata a O’Brien.

Inoltre, mentre molta dell’attività di critica su O’Brien era stata ben diretta, importante e innovativa, un’altra grande parte non aveva colto, o addirittura aveva sminuito, il potenziale accademico che vedevamo in Flann – e quando Ruben e io iniziammo a pensare seriamente alla cosa Keith Hopper, Carol Taaffe, e Joseph Brooker avevano appena pubblicato le loro monografie su Flann che puntavano proprio nella direzione del progetto.

Così con Werner e Ruben annunciammo una conferenza internazionale su Flann O’Brien da tenersi a Vienna: era il 2011, l’anno del centenario, e per questo la conferenza fu battezzata 100 Myles. Il feedback fu eccezionale – e non solo da accademici, ma anche da artisti, autori, registi – così da divenire il più importante evento mai dedicato a O’Brien. Tutti alla conferenza erano eccitati, positivi, forse anche un po’ sorpresi dall’alta qualità degli interventi e delle discussioni. E dalla conferenza di Vienna nacque la International Flann O’Brien Society per tenere alta l’attenzione su Flann da allora in poi.
The Parish ReviewDa allora abbiamo creato una pubblicazione della Società con uscita biennale: The Parish Review. L’ultimo numero, curato da Jennika Baines (curatrice anche di Is It About a Bicycle?: Flann O’Brien in the Twenty-First Century per Four Courts Press, 2011), è dedicato al Flann Archive.
C’è una vasta collezione di corrispondenza, manoscritti, bozze e opere non pubblicate  in Illinois, Boston, e Texas (in far Amurikey, come dice il Sergente Pluck ne Il Terzo Poliziotto), e abbiamo ritenuto che uno degli scopi della Società fosse mettere a disposizione dei “Flanneurs” questi materiali. Inoltre abbiamo stabilito una cadenza biennale per le conferenze, e questo ci porta alla seconda conferenza internazionale della Società, che si terrà al Dipartimento di Lingue Letterature e Culture Straniere dell’Università Roma Tre i prossimi 19-21 Giugno. L’ospite e organizzatore è John McCourt – l’autore di The Years of Bloom: Joyce in Trieste 1904-1920, direttore e Co-Fondatore della Trieste Joyce School – che ha organizzato un interessantissimo programma, comprese le letture delle poetesse Eiléan Ní Chuilleanáin, Ailbhe Ní Ghearbhuigh nel bellissimo Collegio di Sant’Isidoro. Sono sicuro che saranno delle grandi giornate per lo studio di O’Brien, e ricompenseranno gli sforzi che tutta la nostra comunità ha prodotto.

Italish:
Paul, puoi darci una sorta di guida per principianti a Flann? Chi era, quali sono i suoi temi, una scaletta di letture?

Paul Fagan: Beh, innanzi tutto Flann O’Brien è l’autore di due dei più originali (Irish, moderni, post-moderni…) romanzi del ventesimo secolo: Una Pinta D’Inchiostro Irlandese e Il Terzo Poliziotto, scritti entro il 1930 e quindi da un Flann non ancora trentenne. Due romanzi che per me possono stare accanto a Don Chisciotte, Tristram Shandy, e l’Ulisse nel novero dei capolavori della letteratura umoristica. Questo soprattutto per quanto riguarda Il Terzo Poliziotto, una visione “dark” delle Midland irlandesi reimmaginate come una sorta di marchingegno infernale popolato da grotteschi poliziotti ossessionati dalle biciclette (e biciclette ossessionate dai poliziotti…). Ma anche Una Pinta D’Inchiostro Irlandese è assolutamente innovativo nel modo in cui incrocia libri e libri e libri in una sorta di energia anarchica in cui i personaggi si rivoltano contro gli autori.
Flann O'BrienFlann O’Brien è anche Myles na gCopaleen, autore sull’Irish Times dei corsivi noti come Cruiskeen Lawn, tra il 1940 e il 1966. O meglio l’esatto opposto dei corsivi, un magazzino delle sue idee più audaci, cataloghi di clichés, incidenti, giochi di parole cattivi e mimetizzati che, letteralmente, traboccano fuori dall’articolo in altri luoghi del giornale, con alcune delle sue cose più divertenti (Keats and Chapman e The Brother soprattutto), ma anche una gran quantità di satira di alto rango, di critica e giudizi. Myles è anche l’autore del piccolo, bellissimo e divertentissimo capolavoro in Irlandese moderno che è La Miseria in Bocca (An Béal Bocht), le presunte memorie di Bónapárt Ó Cúnasa (alias Jams O’Donnell) della sua vita nella pioggia infinita della infinitamente gaelica Corca Dhorcha, tradotto in The Poor Mouth da Patrick C. Power nel 1974.
An Béal BochtFlann è anche Brother Barnabas, George Knowall, Count O’Blather, Lir O’Connor e un manipolo di altri personaggi e autori. E forse è anche Stephen Blakesly, autore di tre serie del fumetto, popolare nel dopoguerra, del detective Sexton Blake. Non è James Joyce e, infine, è Brian O’Nolan, impiegato statale che, obbligato dalla morte del padre a lavorare per mantenere i fratelli, tornato a casa, di notte, scriveva capolavori sottovalutati.

Italish:
Essere paragonato a Joyce e Beckett è il destino di Flann: se fossero poliziotti, di certo Flann sarebbe il terzo…  Ma qual è il vero posto di O’Brien nella letteratura irlandese? E che cosa ha in comune con James and Samuel? In che cosa invece è unico?

Paul Fagan: La questione del rapporto Tra O’Brien – o O’Nolan – e Joyce è uno degli aspetti più affascinanti del retaggio di Flann. Tendeva a oscillare tra apprezzamento e stroncatura, sebbene la seconda fosse diretta soprattutto contro gli studiosi americani di Joyce. Aspetti dell’Ulisse, soprattutto dagli episodi dei Ciclopi e Itaca, chiaramente forniscono alcuni degli artifici comici di Una Pinta D’Inchiostro Irlandese e Cruiskeen Lawn, e O’Nolan era senza dubbio un grande ammiratore dello humour di Joyce, anche se rimase molto cauto riguardo alle successive sperimentazioni del “Maestro”.

The Dalkey ArchiveO’Nolan organizzò le prime celebrazioni del Bloomsday, nel 1954 con John Ryan, ma poi Joyce finisce ne L’Archivio Di Dalkey (The Dalkey Archive) solo per essere umiliato come un vecchietto pio e tremebondo che dichiara di non aver mai scritto l’Ulisse, di non aver mai sentito parlare di Finnegans Wake e finito a rammendare biancheria per i Gesuiti. O’Nolan ha avuto senza ombra di dubbio un complesso, o almeno una rivalità, nei confronti di Joyce, come scrittore e come mito.
Joyce nei suoi ultimi anni lesse Una Pinta D’Inchiostro Irlandese e sembra che lo abbia considerato un’opera umoristica di rimarchevole potere creativo, quindi l’apprezzamento, magari un po’ forzato, sembra essere stato reciproco.
Comunque, l’idea che O’Nolan soffrisse una sorta di ansietà, o l’influenza, di Joyce ha sfortunatamente e ripetutamente messo in difficoltà la critica accademica su O’Nolan, dimenticando o sottovalutando i molti, complessi rapporti tra Flann e altri autori suoi contemporanei, Irlandesi, (Seán Ó Faoláin, Austin Clarke, e Frank O’Connor erano spesso bersagliati sull’Irish Times), ma anche Inglesi contemporanei (Aldous Huxley, Graham Greene), Romantici (sembra fosse ossessionato da On First Looking Into Chapman’s Homer di Keats), filosofi e scrittori dell’Europa continentale (Anthony Cronin, il biografo di Flann, nota la sua precoce ammirazione per Pascal, Proust, Kafka, Kierkegaard, gli autori Russi del XIX Secolo e i fratelli Čapek), e svariati autori precedenti.
Per questo è importante che molti degli interventi della conferenza di Roma allarghino l’approccio a Brian/Flann/Myles al di là di Joyce, perché indagare sugli altri debiti e retaggi di Flann era proprio una delle maggiori ambizioni manifestate nella preparazione della seconda conferenza internazionale. Per esempio, ci saranno interventi in cui Flann sarà messo a confronto con letterati irlandesi suoi contemporanei come James Stephens (con Robert Maslen, Università di Glasgow), Brinsley MacNamara (Ondrej Pilný, Università di Praga), e Patrick Kavanagh (Joseph Brooker, Birkbeck, Università di Londra), così come con autori europei quali Bertolt Brecht (Kerry Wendt, Università di Emory) e Alfred Jarry (John Coyle, Università di Glasgow), e anche con la letteratura italiana, in particolare con Luigi Pirandello (Simona Vannini, Università Roma Tre). C’è ancora moltissimo da dire su O’Nolan e Joyce, ma come comunità scientifica dobbiamo prenderci una pausa per esplorare altri aspetti dell’opera di Flann, così da poter tornare ad affrontare la questione-Joyce con maggiore profondità.
E anche con Beckett, c’è un enorme potenziale di possibili risonanze tra i due autori da indagare: del resto Joyce una volta si è riferito a   Beckett come il gemello pessimista di Flann O’Brien. Affascinante senza dubbio è il fatto che Beckett e O’Brien tornano ancora e ancora su idee e un immaginario comuni. M. Keith Booker, l’autore di Flann O’Brien, Bakhtin, and Menippean Satire ha notato come entrambi tornino a immagini di biciclette, maiali, grossi stupidi poliziotti irlandesi, storpi, narratori pigri che se ne stanno a letto a costruire le loro narrazioni di istanze abiette di violenza e degrado, in strani paesaggi, vagamente inquietanti, vagamente irlandesi. Il tutto è ancora più straordinario se si considera che Il Terzo Poliziotto venne pubblicato postumo solo nel 1967.
Ci sono dei saggi sul rapporto tra Sam e Flann: quelli di Rolf Breuer e Terence Brown, per esempio, e più recentemente quello di Kimberly Bohman-Kalaja, ma credo che ci sia enorme spazio per un progetto a più ampio spettro di lettura comparata dei due autori. Per questo siamo molto felici del fatto che a Roma Erika Mihálycsa dell’Università Babes-Bolyai di Cluj si dedichi all’impresa di Keith Hopper di lettura parallela di Watt e de Il Terzo Poliziotto, e il nostro oratore di punta, Dirk van Hulle, è un Beckettiano che affronterà il rapporto tra Il Terzo Poliziotto e L’Innominabile, quindi sono sicuro che ormai tra solo poche settimane l’argomento sarà affrontato in maniera molto fruttuosa.
Per tornare all’essenza della vostra domanda riguardo alla posizione di Flann, nelle sue molteplici declinazioni, nell’ambito della letteratura irlandese, credo che uno degli aspetti più interessanti dell’attuale ondata di critica accademica inerente a Flann sia proprio il fatto che dobbiamo ancora capire quale sia il suo posto: nel contesto irlandese, nel contesto Modernista e Postmodernista, nel contesto di storia delle idee… E stiamo ancora scoprendo, e pubblicando, suoi testi. L’editore Dalkey Archive Press sta per pubblicare due lavori molto importanti, una raccolta di racconti di O’Nolan curata da Neil Murphy e Keith Hopper e i lavori teatrali curati da Daniel Jernigan: moltissimi materiali mai pubblicati prima tra racconti, opere teatrali, testi in Irlandese, testi per altri media che diverranno disponibili e fruibili per la prima volta.
Non c’è dubbio che sarà anche l’analisi di queste opere “sconosciute” a dare a O’Nolan lo spazio che merita nella letteratura irlandese e mondiale. Siamo felicissimi del fatto che Neil, Keith, e il traduttore Jack Fennell tengano una tavola rotonda dedicata ai racconti di O’Nolan’s discutendo le gioie e le difficoltà del ritrovare, leggere, tradurre, pubblicare e raccogliere questo tipo di testi di Flann.

Italish:
Biciclette. Un mare di biciclette. Perché le bici sono così importanti nell’opus di Flann?

Paul Fagan: Beh, utilizzando uno stereotipo (il che probabilmente farà rivoltare Myles nella tomba…) ci sono tante interpretazioni delle biciclette in Flann quanti sono gli interpreti. Ovviamente con esse Flann gioca il gioco della comica assurdità dello scambio atomico e delle storie d’amore uomo-macchina, e quello molto sottile della bicicletta come simbolo dell’Irlanda, visto che allora era il veicolo nazionale: è il simbolo comico, credo, della resistenza dell’Irlanda alla modernità, mentre la “ciclicità” è un atteggiamento mentale tipico della ruralità (Terry Eagleton ha affermato che  Il Modernismo scaturisce dall’impatto estraniante di forze modernizzanti su un ordine ancora profondamente tradizionalista, e credo che questo sia l’effetto delle biciclette in Flann). Naturalmente, in questo senso la bici è anche una piccola ma nitida sineddoche della struttura circolare del libro.
Le letture provocatrici sono comunque numerose. In Portrait of the Artist as a Young Post-Modernist Hopper legge le bici di Flann come simbolo della repressa sessualità cattolica, Booker come la metà meccanica di una dualità cartesiana (una funzione, di nuovo, molto Beckettiana). La bici in Flann gioca il ruolo dell’intera gamma tra comicità e profondità, dal sublime al ridicolo, il simbolo comico della reale condizione dell’Irlanda in cui O’Nolan scriveva, un simbolo assurdo con cui testare le sue concezioni filosofiche. Probabilmente una delle immagini centrali della scrittura di Flann, non a caso così pervasiva e perdurante nella sua opera.

Italish:
Tra ormai pochi giorni si terrà a Roma Problems with Authority: The II International Flann O’Brien Conference: la capitale italiana, un autore irlandese, una conferenza internazionale. Vuoi parlarcene?

Problems with Authority: The II International Flann O’Brien ConferencePaul Fagan: malgrado l’aumento di eventi e pubblicazioni dedicate a O’Nolan dopo la conferenza di Vienna (e per molti versi grazie a essa) moltissimo lavoro resta da fare nell’interpretazione delle opere di Flann.
Per esempio, i testi più brevi (alcuni dei quali sono semplicemente bellissimi:  in particolare adoro i racconti John Duffy’s Brother e Two in One) così come il corpus di testi in Irlandese a partire almeno dal 1932 devono essere aggiunti al contesto della discussione riguardo al posto di Flann nella letteratura irlandese.
Per questo siamo felicissimi di avere Mikel Murfi e Mark O’Halloran come performer. Sono rispettivamente il regista e l’attore del cortometraggio che è un elegante adattamento di John Duffy’s Brother prodotto da Park Films un paio d’anni fa (Mark è anche lo sceneggiatore di due tra quelli che secondo me sono i migliori esempi di cinema irlandese contemporaneo, Adam and Paul e Garage).
Dopo la proiezione del cortometraggio ci sarà un dibattito e interpreteranno anche John Duffy’s Brother e Two in One.

Siamo molto contenti anche delle presenze sul fronte accademico, con alcuni relatori di primissimo livello. Ho già menzionato Dirk Van Hulle, ma avremo anche Carol Taaffe, autrice di uno dei più importanti studi su O’Nolan: Ireland Through the Looking-Glass: Flann O’Brien, Myles na gCopaleen and Irish Cultural Debate, e Jed Esty (Pennsylvania University), che parlerà del rapporto tra Flann e John Ford.
Siamo molto orgogliosi del programma e del feedback che stiamo ottenendo e sono sicuro che sarà un evento interessante, gratificante e, perché no, divertente.
Come ho già detto, la “Flann Community” darà il benvenuto a chiunque sia interessato alle relazioni, alle proiezioni e alle performance: tutti i dettagli sono sul sito International Flann O’Brien Society.

Italish:
Da un punto di vista italiano: che cosa puoi dirci delle traduzioni in Italiano di Flann? E Flann può essere veramente tradotto? Ci sono scrittori italiani che si ispirano a Flann (Calvino, forse?)?

Paul Fagan: Molto di Flann è stato tradotto in Italiano, praticamente tutte le opere più importanti, da parte di Daniele Benati, Adriana Bottini, Bruno Fonzi, Gabriella Mannoni Lanzoni, Alex R. Falzon, o Juan Rodolfo Wilcock.
Se Flann sia veramente traducibile è una questione particolarmente interessante, con tutti i suoi giochi di parole, gli “Irlandesismi”, la sua allusività, e gli sforzi nell’adattamento e nella traduzione saranno tra gli argomenti della conferenza, non solo con Mikel Murfi e Mark O’Halloran, ma anche nell’intervento dedicato alle gioie e ai dolori della traduzione di Flann di Francesco Laurenti della IULM di Milano e di Inmaculada Lara Jaén.
Tornando alle corrispondenze italiane di Flann, il suo approccio autoreferenziale con tanto di scrittori che creano personaggi autonomi e ribelli ha senza dubbio attinenza con Pirandello e Calvino: sono sicuro che questi aspetti saranno tra gli argomenti di cui converseremo a Roma.

Italish:
Adoriamo gli aggiornamenti di status di Roddy Doyle su Facebook: come sai sono divenuti un libro (Two Pints) e senza ombra di dubbio mi ricordano Cruiskeen Lawn. Secondo te Flann come avrebbe approcciato i nuovi media e i social network (posso immaginare innumerevoli check-in nei pub su Foursquare…)? E ritieni che Roddy Doyle o altri scrittori irlandesi attuali abbiano qualcosa di Flann?

Paul Fagan: di certo Myles non era uno dai facili entusiasmi, difficile pensare che si sarebbe dedicato a cose del genere, nondimeno posso immaginare il suo ego smisurato far traboccare la sua pagina Facebook  con una App dedicata al Catechism of Cliché  in background. Sicuramente avrebbe avuto milioni di assurde e brillanti idee su come utilizzare le nuove tecnologie alla Rube Goldberg.
Per quanto riguarda gli scrittori attuali, molti devono qualcosa a Flann.
Patrick McCabe e Dermot Healy in primis, ma anche altri.
Kevin Barry, per esempio, recentemente candidato [e, ormai, vincitore! @maxmag87] all’International Impac Dublin Literary Award per il suo eccellente e molto “O’Brien-esco”, City of Bohane, o Paul Murray, che in Skippy Muore (Skippy Dies), esibisce una fascinazione da Terzo Poliziotto che coinvolge Teoria delle Stringhe e Flussi Quantici. Ma per me Julian Gough, autore di Jude in Ireland and Jude in London, sta scrivendo alcuni dei racconti migliori e più sottovalutati nella vena comica di Flann O’Brien.
Il problema con lo humour “O’Brien-esco”, decisamente nero  e carico di assurdità, e ridicoli giochi di parole e allusioni, è che o lo apprezzi o non riesci assolutamente a capirlo; Gough lo coglie pienamente, a mio parere. Siamo felicissimi che sia con noi a Roma per parlare del rapporto tra Flann e la fantascienza contemporanea, leggendo la sua premiata storia The iHole.
Uno degli scopi principali della società è proprio tenere aperti i canali di comunicazione tra il mondo accademico e la comunità creativa che si confronta con Flann in così tanti modi. Credo che sia importante e gratificante avere personalità del calibro di Gough, Murfi, e O’Halloran coinvolti.

Italish:
Come e dove è possibile saperne di più della conferenza?

Paul Fagan: si può visitare il nostro sito. La Society è aperta agli accademici quanto ai fan e tutti gli interessati possono ricevere The Parish Review e gli aggiornamenti scrivendoci: viennacis.anglistik[@]univie.ac.at.
Gli appassionati di Flann troveranno sul nostro sito la IFOBS Brian O’Nolan Bibliography page, il primo tentativo di creare una bibliografia esaustiva su Flann di cui fanno parte articoli, tesi, traduzioni e adattamenti delle sue opere. Naturalmente siamo anche su Facebook e Twitter.

Italish:
Grazie Paul, i nostri migliori auguri per la conferenza!

Paul Fagan: Grazie a voi, è stato un piacere!

About QRob

Massimiliano “Q-ROB” Roveri writes on and about Internet since 1997.
A philosopher lent to the IT world blogs, shares (and teaches how to blog and share) between Ireland and Italy.

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