Storie Irlandesi

Telmetale Bloomnibus: con Nuala Ní Chonchúir e Alan Jude Moore

Nel 2001 Ugo Guanda Editore pubblicava Storie Di Dublino, raccolta di racconti di Roddy Doyle, Patricia Scanlan, Dermot Bolger, Deirdre Purcell, Vincent Banville, Sheila O’Flanagan. Scopo del libro, potremmo dire, dare ai lettori italiani un Gente Di Dublino del XXI Secolo.
Nel 2013 Bloomsday (ma per l’esattezza l’evento si terrà il 14 Giugno) porterà alla… Gente di Dublino una sorta di Ulisse del XXI Secolo, con Telmetale Bloomnibus, evento dublinese che, con una peformance corale, creerà una sorta di Ulisse rivisitato, trasportato nell’attualità e “fatto” di prosa, poesia, musica.

Sono coinvolti in questo progetto due amici di Italish, Nuala Ní Chonchúir, che avevamo già ospitato quando eravamo “giovanissimi” e Alan Jude Moore, un altro esponente dell’ultima ondata di scrittori irlandesi.

Italish:
Voi, Nuala e Alan, siete entrambi coinvolti: sembra proprio  che prima o poi, se sei uno scrittore irlandese, devi fare i conti con il signor JJ.
Ma perché? E come affrontate questa situazione?

Nuala Ní ChonchúirFacciamo i conti con Joyce leggendolo e imparando da lui. Non puoi essere uno scrittore irlandese e ignorare Joyce. Era un innovatore, e io amo gli innovatori.
Apprezzo la narrativa di Joyce e mi interessa la sua vita e quella di sua moglie, Nora Barnacle. Joyce era audace, folle ed esasperante, ma, senza ombra di dubbio, un genio.

 

Alan Jude MooreNon puoi essere uno scrittore moderno e ignorare deliberatamente Joyce. Io non credo che facciamo i conti con lui, non c’è finalità nel rapportarsi a lui. Quante volte uno scrittore, in giro per Dublino, si trova a pensare questo posto è nell’Ulisse o questo posto è in Gente Di Dublino o tenta di ricordare qualche brandello di Finnegans Wake? Noi abbiamo assorbito Joyce e resolo parte di ciò che significa essere uno scrittore Dublinese.

Italish:
Come siete stati coinvolti nel progetto Telmetale Bloomnibus?

Nuala Ní Chonchúir Sono stata invitata a farne parte dall’Irish Writers’ Centre.

 

 

Alan Jude Moore Lo stesso per me, dall’IWC mi hanno chiesto se ero interessato.

 

 

 

Italish:
Potete dirci come avete approcciato l’episodio che vi è stato assegnato e come avete affrontato le regole di Telmetale Bloomnibus (vietato menzionare l’Ulisse, l’Odissea o Joyce pur potendoli usare come ispirazione)?

Nuala Ní Chonchúir Potevamo scegliere l’episodio da cui trarre ispirazione. Ho sempre adorato la licenziosa audacia di Molly Bloom (io ho scritto molto a proposito del corpo) e così alla fine ho scelto l’episodio di Penelope come ispirazione. La mia Molly si chiama Penny e, come Molly, affronta un monologo sul marito infedele. Penny è una snob che vorrebbe andarsene dalle case popolari in cui vive, ha un forte accento dublinese e adora criticare chiunque veda o incontri (un tratto molto… Dublinese del suo carattere…). Mi sono divertita molto a scriverne!

Alan Jude Moore Avevo un poema nel libro che avevo appena finito che mi sembrava perfetto per essere associato all’Episodio dell’Ade. Così ho chiesto a Clodagh dell’IWC di prendermi in considerazione con quello. Credevo di essere stato molto furbo a utilizzare qualcosa di già finito, ma poi mi sono ricordato che questo poema non aveva assolutamente niente a che fare con Dublino… Così mi sono dato all’episodio di Circe ottenendo, a essere onesto, un risultato anche migliore. E sono partito da Olhausen’s. Perché uno dei grandi dibattiti dublinesi è su chi faccia le migliori salsicce. Mi piacciono molto anche i gelatai ambulanti; il mio bisnonno era un gelataio, ai giorni dell’Impero. E, sì: ci sono anche delle puttane, nell’episodio…

Italish:
Joyce ha reso Dublino la capitale mondiale della letteratura: non posso immaginare un’altra città (voi che ne pensate?) più librescamente sovraesposta. Dublino è la quarta City of Literature UNESCO e, ebbene sì: voi, e olti altri, state ancora scrivendo della Cara, Sporca, Dublino, Dear Dirty Dublin… Ma che ha Dublino di così speciale? Davvero è più facile ambientare una storia a Dublino?Che cosa rende Dublino così “bibliofila”? La gente? Il paesaggio urbano?
E… Dublino è, di per sé, un personaggio?

Nuala Ní Chonchúir Beh, è la mia città natale e amo Dublino, anche se non ci abito più (ma tornerò!) Così per me è facile e divertente ambientare la narrazione a Dublino, come nel mio romanzo YOU (New Island, 2010); e in parte nel nuovo The Closet Of Savage Mementos (New Island, 2014). Amo la geografia di Dublino: il fiume, i ponti, lo sbocco al mare; le nostre colline spacciate per montagne. Amo il fatto che è piccola e i suoi luoghi: Liberty Hall, Ha’penny Bridge… Sono andata a scuola in Marlborough Street e poi al Trinity College: il centro è un posto dove amo stare!
Dublino è un luogo che capisco, che mi trasmette sensazioni, per questo mi piace scriverne. Dublino ha senza ombra di dubbio una sua personalità: amichevole, prolissa un po’ caotica, ma anche con un suo lato duro, ingombrante, folle.

Alan Jude MooreJoyce ha “registrato” Dublino, ne ha creato un’immagine, che ancora oggi filtra nella mente di chi pensa a che cosa Dublino dovrebbe essere da un punto di vista letterario. Voglio dire: ha preso una città fatiscente di un’isola del nord Europa e l’ha resa epica. E penso che scrivere adesso, da Dublino, in qualche modo significhi trovare il modo di evitare la sua versione epica. E credo sia una buona cosa: la Dublino di Joyce è ancora così vivida, e abbastanza moderna, da costringerci ad andare oltre le sue mere rappresentazioni, arrivare a nuovi modi di descrivere questo piccolo posto che ci è familiare e contemporaneamente guardare la città, quel che significa, quel che rappresenta, con occhi nuovi.
Tanti giovani scrittori stanno scrivendo, adesso, dai sobborghi che circondano la città, divenuti parte di un unico soggetto-Dublino. Penso che Dublino sia in qualche modo, e in maniera incongrua, nonostante le sue origini vichinghe, come una città americana che continua a ridelinearsi. La città è così legata ai suoi abitanti che i suoi confini invisibili si muovono con loro. Siamo ancora grandi “consumatori” della Dublino centrale, quella tra i canali: i bar, i negozi, i ristoranti, i teatri, i ritrovi. Ma adesso gran parte dei Dublinesi è dispersa lungo la M50. Come ha detto Nuala, però, la città mantiene una grande importanza anche per chi non ci vive più. Così finisce per esserci emozione per un luogo che raramente cede alla tentazione del sentimento, ma che, comunque, è il luogo in cui siamo nati, quello delle nostre famiglie, magari dove siamo stati educati, dove ci siamo sbronzati (e ce la siamo fatta passare), dove ci siamo innamorati (e… ce la siamo fatta passare). Tutte cose che sono state immortalate, per quanto riguarda i Dublinesi di una volta, da Joyce.

 Italish:
Usate la fantasia: immaginate una città diversa, e magari un diverso autore, per uno “ÜberUlysses”…

Nuala Ní Chonchúir Immagino un Joyce in salute, senza problemi economici. Un Parigino che ama moltissimo la sua città. Ne adora il “ventre”, e lo esplora. Ma senza mettere in pericolo il suo matrimonio: l’ultimo Flâneur, l’ultimo gentiluomo. Però potrebbe risultare un libro noioso, forse non riuscirebbe a permettere l’exploitation linguistica?

 

Alan Jude Moore Ci stavo pensando in treno l’altro giorno: uno dei grandi risultati dell’Ulisse è stato l’essere ambientato in una dura, fangosa città d’Irlanda. Credo sia stato Alberto Moravia a dire di non poter immaginare l’Ulisse se non scritto da un autore di una umida, buia città del nord. Ma tutte le città che si rispettino hanno dei bassifondi che potrebbero andare bene, per un Ulisse  non perfetto, forse, ma alternativo. Potremmo provare un Joyce emigrato russo che fa i conti con la sua nuova città, nello Übersprawl di Los angeles.

 

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