After our first trip to Ireland, Roddy Doyle’s books became a sort of travelmate for the following travels.
We love Roddy’s books: sadness and laughter. We love his – well, the right word is: commitment – for example supporting Fighting Words project and Metro Éireann . So we decided to thank him with this post: the ItalishMagazineMap and soundtrack collection of the Barrytown Trilogy.
While we are waiting for #HappyBDayRoddyDoyle (you can find out more here), the best of The Barrytown Trilogy by Roddy Doyle!
May is quite a month for Ireland artists: May 7th is Christy Moore birthday, May 8th is Roddy Doyle’s, May 10th is Bono’s.
Come si arriva al rugby in questo post assolutamente inutile? Tutto cominciò nel Donegal. Eravamo arrivati a Donegal Town freschi freschi da Drumcliff, dalla tomba di Yeats. Aveva cominciato a piovere a dirotto mentre aspettavamo il coach di Buseireann che, per fortuna, non era in ritardo. Foursquare diceva che eravamo in the middle of nowhere. Foursquare aveva ragione…
Titolo originale: Paula Spencer (2006)
Titolo in traduzione: Paula Spencer (Traduttore G. Zeuli, Editore Guanda, collana Narratori della Fenice)
Di: Roddy Doyle
Boh, forse questa non è neanche, una recensione. Vediamo cosa ne viene fuori… E partiamo con un bel classico:
a che cosa servono gli scrittori, ammesso che siamo mai serviti a qualcosa, ammesso che possano ancora servire a qualcosa? Perché le cose si sono complicate, e ora ci sono scrittori che non scrivono libri e non-scrittori che scrivono libri. Da qualche parte avevo già parlato di questa cosa dei non scrittori. Perché c’è anche chi si dichiara non-scrittore e se ne vanta. Chi, per esempio? Non lo scrivo. Su questo blog non ce lo voglio, né tag né altro.
Se non ci fossero i social network ItalishMagazine non esisterebbe. E questo è un dato di fatto. Quindi, a rigor di logica, i social network devono piacermi.
Quando inizi un post così rischi di entrare in un campo minato. Un po’ come quando dici che ti piace Android e quindi non può piacerti Apple… Vediamo di andare avanti senza esplodere.
O, magari, facendo un bel botto…
Oggi è stata la giornata di Katie Taylor. La ragazza pugile di Bray ha vinto la medaglia d’oro nei Pesi Leggeri alle Olimpiadi. Il Paese era a sbirciare nei pub per vedere come andava. La febbre per la ragazza di Bray che picchia duro ha colpito un po’ tutti: dai server di RTÉ, andati in tilt durante la semifinale trasmessa in streaming a causa dei troppi accessi, a una scuola del Donegal che le ha cantato gli auguri in Irlandese, a, pensa te, Roddy Doyle, che ha dedicato due delle sue strisce su Facebook alla (si può dire?) pugilessa.
The Day We Met Roddy Doyle by Max O’Rover
Synopsis
The Day We Met Roddy Doyle is a tribute to Irish literature and to Ireland itself, but it is also a journey, spiritual and physical, of four people who for some reason or the other suffer pain, uncertainty, but above all cherish wishes and dreams to achieve. And an umbilical cord that links them to Ireland.
Se andate su aNobii, “il social network dei libri”, tra i trentacinque milioni (in costante aumento) di volumi trovate anche quelli di Max O’Rover. Li trovate èditi da Querci & Robertson, piccola casa edirice indipendente di origine, per l’appunto, Italish. Vi ricorda qualcosa? Questo Blog? Già. E, guarda caso, Max O’Rover sono io. Quindi dovrei essere il più indicato a raccontarvi questi libri, a raccontarvi che cosa avrei voluto che fossero e che cosa, spero ancora, potrebbero essere. Ma non lo farò in questo post. In questo post voglio citare un autore, anche se non di romanzi, italiano: Nanni Moretti.