Tolkien in Irlanda: un’accoppiata perfetta per chi, in fondo, all’Irlanda c’è arrivato passando dalla mitologia celtica e alla mitologia celtica c’è arrivato partendo da Tolkien.
Qualche giorno fa sulla Irish Medieval History Facebook Page mi sono imbattuto in un post riguardante l’invenzione dello spazio vuoto tra le parole da parte dei monaci irlandesi. Questo racconto riguarda un Vichingo non convenzionale, un giovane e intelligente monaco irlandese, e questa invenzione…
Si sarebbero potuti accorgere che ero lì semplicemente guardando sul lato sinistro del Bóithrín. Perché l’erba appassiva sotto la mia ombra.
Ma non mi vedono mai. Non guardano: è per questo che non vedono.
Ma la cosa più divertente è che mi vedono dove non ci sono…
Non venivo in Irlanda da un sacco di tempo. E questo è soltanto il mio secondo viaggio a Inis Mór: l’Isola dei Santi non è esattamente la mia destinazione preferita…
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Man Of Aran di Robert J. Flaherty, 1934, è ciò che si potrebbe definire paradossalmente una sorta di punto mediano tra docufiction e docudrama. Al di là del fatto che la presunta ‘oggettività’ dell’opera di J. Flaherty è ben lontana dall’essere assoluta, non c’è dubbio però che la vicinanza tra le visite di Synge sulle isole e l’opera del regista americano, in un’epoca, e in un luogo, in cui il tempo scorreva molto più lentamente, rende il film di J. Flaherty uno specchio abbastanza fedele dei luoghi, e degli incontri, che sono a fondamento del testo di Synge.
Le connessioni italish sono il nostro pane quotidiano: siamo o non siamo quelli di Italish Magazine?
Ma le connessioni culturali tra Irlanda e Italia non sono esattamente una novità: è già successo che libri e idee abbiano attraversato l’Europa tra l’Italia e l’Irlanda, senza bisogno di tablet, app e internet. Quando? Nei secoli bui del Medioevo!
Poll na bPéist è la fossa del Drago, su Inishmore. In un certo senso è il luogo in cui sono nato.
Due film molto diversi tra loro, tra il parapsicologico e lo splatter, ma ambientati su un’isola irlandese. Tra le Isole Aran e il Donegal, mostri marini e fantasmi infestano l’Irlanda più selvaggia. Ma, almeno nel caso di Grabbers, dovranno fare i conti con il proverbiale, cattivissimo humour irlandese, e un’arma segreta…
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Ar an rothar significa ‘in bicicletta’, by bike. Ce lo scrisse su un biglietto Shirley, del B&B sotto l’Errisbeg, insieme al nome di uno scrittore irlandese che non conoscevamo ancora, John McGahern. La bici è il mezzo più bello per esperire al meglio l’Irlanda, anche se, ovviamente, richiede una preparazione (almeno un minimo) e un equipaggiamento di conseguenza.
Si parlava qualche giorno fa del fatto che le nostre vacanze e le nostre letture si incrociano, si sovrappongono. I libri sulle Aran e il Connemara. I libri su Dublino. La letteratura è spesso territorio: quella irlandese lo è di più. Chissà, forse l’Irlanda ha una qualche nascosta peculiarità geografica che la rende più letteraria di altri luoghi. Tanto che, per esempio, l’Irlanda te la ritrovi anche nella letteratura tedesca…
Galway non è soltanto la città di Misterman: è a Galway, per esempio, che è nata la fama di Martin McDonagh grazie alla collaborazione con il Druid Theatre che, nel 1996 presentò, la prima di The Beauty Queen Of Leenane.