Cucina Irlandese

Il Soda Bread… Italish!

Soda Bread irlandese alla maniera di Italish Magazine

Una ricetta per provare il Soda Bread in Italia

Soda bread irlandese: una ricetta “non convenzionale”

Gli ingredienti del nostro soda bread sono:

  • 1 tazza di farina integrale
  • 1 tazza di farina autolievitante
  • 1 tazza di ‘latticello’
    1 cucchiaino zucchero
  • 1 cucchiaino sale
  • 1 cucchiaino bicarbonato
  • 1 bustina lievito salato
  • 1 uovo

La farina integrale e la farina autolievitante si trovano, ebbene sì, nei supermercati. Ci sono ancora, qua e là, negozi specializzati di granaglie e farine in cui si può acquistare farina di grano saraceno o altre ‘farine nere’. Vanno benissimo per sperimentare dopo avere preso la mano.

Il latticello…

Il latticello è una cosa che non esiste in Italia.

Il soda bread irlandese…
In Irlanda

Gli Irlandesi sono sempre molto attenti nel preservare le loro tradizioni. Quella del soda bread non fa eccezione: esiste la Soda Bread Society e potete visitarne il sito!

Magari forse non è vero (che non esiste in Italia, non che non esiste in senso assoluto), ma tu ci andresti a chiedere il latticello in un posto in cui non vedi mucche e verdi pascoli, in cui il latticello non è lo stesso, e non ha lo stesso sapore, di quello citato da William Trevor (che magari non lo ha mai assaggiato in vita sua e a cui comunque il soda bread fa ca..re e gli preferisce la torta al testo perugina, perché gli piace l’Umbria, a William Trevor)?

Soda bread: come “surrogare” il latticello…

Quindi surroghiamolo, il latticello: prendiamo il latte e gli spariamo dentro del succo di limone. Quando il latte sembra improvvisamente affetto da sindrome di Matusalemme, diventando acido sotto i nostri occhi increduli, abbiamo ottenuto lo pseudo latticello.

Serve un recipiente capiente, perché per tazza si intende una tazza bella grande, pari al quantitativo di tè minimo necessario a un Irlandese medio per riprendersi dopo una sbronza (non che basti soltanto una tazza) e qui abbiamo a che fare con almeno ‘tre tazze di’ (non che bastino soltanto tre tazze…).

Si parte dal solido. Nel capiente recipiente (evitiamo la plastica, grazie) si versano le due tazze di farina, si aggiungono tutti i cucchiaini e la bustina di lievito. Si mescola tutto quanto per evitare grumi. Volendo, si può utilizzare un colino per evitare i grumi, a priori.

Agli ingredienti solidi mixati, si aggiunge l’uovo. A quanto pare l’uovo è l’ingrediente fondamentale, quello che fa la differenza. Quindi, chi ha più il coraggio di toglierlo, anche se nelle ricette tradizionali non compare?

A questo punto si aggiunge, poco a poco, lo pseudo-latticello e si comincia a fare sul serio: si deve impastare.

Ma non siamo celtici spalatori di torba, né celtiche matrone capaci di dissalare un maglione a forza di braccia (è così che asciugavano i maglioni lavati in acqua di mare, sulle Aran, prima delle asciugatrici: cazzotti e bestemmie, e poi via a pentirsi facendosi un bagno freddo nel pozzo sacro più vicino): noi, di tempra inferiore, ci armiamo di ‘elettrodomestico con le fruste che si immergono nel composto’ (l’elettrodomestico avrà sicuramente un nome tutto suo, ma mi sfugge) e impastiamo con quello, lasciando le braccia, che son quel che sono, per la rifinitura, quella che si gioca nel tastare il polso del composto per capire se c’è ancora bisogno di pseudo-latticello (se è già finito si aggiunge latte normale) o piuttosto di un po’ di farina (quella normale, con cui volendo si fa, addirittura, la pizza…).

A questo punto siamo arrivati al momento del riposo.

Il composto deve riposare, deve raddoppiare di volume.

Sarà colpa del fake-latticello, sarà colpa dell’aria, ma non c’è verso di far lievitare così tanto la pasta senza sparargli dentro il lievito: ‘lì’, con quell’acqua, quell’aria, e il latticello taroccato, il bicarbonato non ce la fa a fare la funzione del lievito, è per questo che lo abbiamo affiancato al lievito, all’inizio.

La pasta la lasciamo perdere in un luogo tiepido almeno due ore e, se non si ha fretta (e chi è quel deficiente che si mette a preparare il soda bread avendo fretta?), anche tre: la ‘palla’ la facciamo riposare nello stesso recipiente in cui abbiamo impastato, su un velo di farina (quella della pizza) e sotto un panno pulito e umido.

Possibilmente bianco.

Ho sempre l’impressione da incubo che i colori si trasferiscano dai tessuti e dalla carta dei tovagliolini ai cibi, e li avvelenino.

Non avete una Rayburn? Non avete uno splendido caminetto a torba (il peggior combustibile del mondo, a parere di Flann O’Brien)?

E adesso dove la cucinate, la palla di pasta raddoppiata di volume nonostante tutto?

Nel forno… Speriamo almeno che sia a gas (ho sempre l’impressione da incubo che gli elettroni del forno elettrico si trasferiscano dal forno ai cibi, e li avvelenino).

Avendo raggiunto il forno la temperatura di 180° (chissà quanto pane è stato incendiato quando l’Irlanda è passata al sistema metrico-decimale), vi deponete la ex-palla di pasta, che avete deposto su carta da forno dandole una forma emisferica e su cui, con un coltello, avete bisogno di disegnare, incidendola a fondo, per almeno due terzi dell’altezza, una croce.

C’è materia da antropologi, qui: la forma – croce che benedice il pane ha anche la funzione di farlo cuocere meglio.

Aspettate trenta minuti prima di aprire il forno, quindi procedete con la prova stuzzicadenti per capire se il pane è pronto.

Eh sì, perché a questo punto avete il vostro soda bread, nel forno!

Consigliamo di preparare il pane la sera (per esempio il sabato…) per gustarlo la mattina successiva.

Se siete fortunati, ci spalmerete sopra del burro irlandese, magari Kerry Gold (magari non stregato…) e marmellata d’arance spagnole, mentre sorseggiate tè e guardate il faro di Straw Island, davanti a Kilmurvey, Isole Aran.

Se siete meno fortunati, almeno avrete in bocca un pezzo di casa.

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