Storie Irlandesi

Magia d’Irlanda

Ho parlato qualche post fa del mio mal d’Irlanda. Un male che ha tra i suoi sintomi l’attribuire all’Irlanda stessa qualcosa di magico.

Magia d’Irlanda: istruzioni per l’uso?

Torno a dire che non è una questione, almeno per me, di derive mistiche.

È, almeno per me, una questione di racconto, qualcosa che ha a che vedere con il realismo magico: non c’è magia nelle cose (a meno che non si voglia considerare magia il fatto che protoni, elettroni e tutti gli altri pezzetti formano l’universo al gran completo e, in qualche modo, anche noi e il nostro pensiero) ma è il racconto delle cose ad essere, a diventare magia.

I protoni, gli elettroni e tutto il resto che “fanno” l’Irlanda hanno creato una situazione speciale, su questo non c’è dubbio.

Se la Guida Galattica per Autostoppisti l’avessi scritta io, di certo a Slartibarfast avrei fatto dire che il suo pezzo più riuscito non erano i fiordi della Norvegia, ma l’Isola che prende il nome di Irlanda.

Perché? Perché l’Irlanda, quella macchia verde a ovest dell’Inghilterra, nasconde davvero, scomodando W.B. Yeats, una bellezza terribile, alternata però a dolcezza struggente.

L’Irlanda è un luogo mutevole, destinato a sorprendere con i suoi mutamenti, spesso improvvisi: improvvisi sono i cambiamenti del clima (quattro stagioni in un giorno, no?), improvvisi sono i cambiamenti del suo paesaggio, le spiagge caraibiche (temperatura esclusa, s’intende) che nascono dall’erba verde non si sa come, a qualche decina di metri magari dalle scogliere alte decine di metri, plasmate dalla furia delle tempeste.

Contrasti, dolcezza, terribilità: sono gli ingredienti di grandi narrazioni, e le grandi narrazioni fanno la magia, sono la magia. La magia d’Irlanda…

In quindici anni di Irlanda la sua bellezza terribile mi ha colpito più di una volta. I tre arcobaleni contemporanei su Inishmore. I sette successivi arcobaleni in un viaggio tra Dublino e Cork.

Ma una storia, per diventare magica, ha bisogno di qualcosa in più.

Ha bisogno che a quel mucchio di protoni e elettroni e tutto il resto, accada qualcosa di straordinario.

Qualcosa che vale la pena raccontare. No, niente di soprannaturale. Semplicemente protoni e elettroni che hanno fatto maledettamente bene il loro lavoro.

Magia d’Irlanda: due storie

E torniamo ancora una volta sulle Aran, allora. Su Inishmore.

Una vacanza in mezzo a un momento veramente buio. Arriviamo con un sole splendido ed è, questa, la prima delle tre volte in cui alloggeremo da Pat e Bridie.

An Crugán è ad appena qualche decina di metri dalla strada principale (!) dell’isola. Ci arrivi da un sentiero costeggiato da alberi. Su quel sentiero, mentre lo percorriamo, piove. C’è il sole, è una giornata meravigliosa di settembre, ma in quel tratto di pochi metri sta piovendo una pioggia leggera.

Io non so da dove arrivasse quella pioggia. Ma con il vento che a volte tira in Irlanda, mi è capitato anche successivamente di essere bagnato dalla pioggia di nuvole che sono a chilometri di distanza.

Ma quella volta, quella pioggia, in quel qui e ora perfetto, rappresentava per me un rito di purificazione e il benvenuto dell’isola.

Rappresentava la magia d’Irlanda.

magia d'irlanda

E una volta la magia d’Irlanda mi ha raggiunto anche nella città in cui abitavo.

Dico abitavo perché adesso vivo a Dublino. E, credetemi: è tutta un’altra storia…

Nella città in cui abitavo, per un periodo relativamente lungo, ho lavorato accettando in un magazzino merce danneggiata.

Un posto pieno di zanzare e di smog, un posto che non lo sopporti neanche, se non hai almeno due amici con cui condividerlo.

Ma in questo almeno ero stato fortunato.

Da un camion, un giorno d’estate, scende una stampante danneggiata.

Arriva da chissà quale centro commerciale ed è incredibile, semplicemente incredibile, che dopo il viaggio con il corriere la scatola della stampante conservi ancora, attaccata con un pezzo di scotch, una foto.

È la foto di una porta.

Una porta georgiana.

Una porta di Dublino.

La magia d’Irlanda era venuta a trovarmi anche in quel posto pieno di zanzare e di smog.

Quella foto l’ho conservata, ma adesso per vedere quella stessa porta mi basta salire in bici e pedalare per un po’.

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