Storie Irlandesi

Le recensioni irlandofile di @MaxMaG87: Paula Spencer di Roddy Doyle

Titolo originale: Paula Spencer (2006)

Titolo in traduzione: Paula Spencer (Traduttore G. Zeuli, Editore Guanda, collana Narratori della Fenice)

Di: Roddy Doyle
Il libro che mi ha riconciliato con RD dopo che mi ero smarrito nelle peregrinazioni americane di Henry Smart. Il personaggio non è nuovo: Paula Spencer è la protagonista di La Donna che Sbatteva Nelle Porte. Due buoni libri, e forse Paula Spencer è superiore a La Donna che Sbatteva Nelle Porte, non per come è scritto ma per quello che dice (e questo la… dice lunga sull’assoluta soggettività del giudizio). Charlo, il marito-aguzzino-malvivente, ormai è morto da una decina d’anni, ed è stato sostituito, almeno fino al momento in cui ha inizio il libro, dalla bottiglia.

E il libro ci racconta il primo intero anno di Paula da sobria. Ci racconta della figlia che le ha sempre fatto da madre e che non si fiderà mai di lei, della figlia che rischia di diventare come lei, del figlio ex-tossicomane che non ha visto per anni e si riaffaccia nella vita di Paula ormai sposato, con prole e “riabilitato”, e del figlio più giovane, Jack, che è – quasi miracolosamente – normale.

Tra l’artrite deformante che è ancora peggio a causa delle cicatrici, forse non solo quelle fisiche, lasciate dal marito, il lavoro da donna delle pulizie in uffici e case vuote, collegate dai segni del progresso (?) dublinese: la Dart e la Luas, le sorelle alle prese con un cancro o un nuovo amore (anche Paula si concede almeno una amicizia, e lui è un tipo lasciato dalla moglie scopertasi lesbica: storie irlandesi che si incrociano, visto che è la stessa sorte toccata al protagonista del racconto Il Marito di Mary Dorcey, pubblicato in Italia nella raccolta Irlandesi di Sellerio), Paula – e Roddy – ci accompagnano nella descrizione di una vita qualsiasi che è straordinaria proprio per questo, nella sacralità dei momenti intimi come l’ascolto di un CD (How to Dismantle An Atomic Bomb, ma il gruppo preferito di Paula è White Stripes) o il rito del tè, da sola o con i figli: tanto tè anche in questo Doyle, ed è un tema che mi piace tantissimo, questo tè che detta i tempi della vita e della parola, anche in una Dublino, in un’Irlanda (la data di uscita corrisponde all’apice della Tigre Celtica) che stanno cambiando, probabilmente in peggio e comunque per sempre:

tutta la zona è cambiata; tutto il quartiere. O sta cambiando. Era una comunità molto stabile una volta, ma ora non lo è più. Il caffè è solo l’inizio. Come il nuovo nome del pub. Gli abitanti si dividono in due gruppi. Quelli che lo chiamano con il vecchio nome e ci vanno ancora, e quelli che lo chiamano Finnegan’s Wake e non ci vanno.

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