Storie Irlandesi

La Mappa non è il Territorio: un racconto Irish

ItalishMagazine - racconti Irish - la mappa non è il territorio

La Mappa Non è Il Territorio, un racconto Irish ambientato a Dublino e… da qualche parte in Italia.

Da qualche parte, là sotto, era passato James Joyce.

Il vecchio James era un ragazzino e aveva fatto forca a scuola (del resto, che bisogno poteva avere Joyce di andare a scuola?) e finì per imbattersi in un pazzoide pedofilo.

Era un pazzoide, un pedofilo o tutt’e due?

Il data quality control manager non se lo ricorda.

Sono passati alcuni anni dall’ultima volta che ha letto i Dubliners. Dubliners

Quando ancora leggeva in Italiano gli autori irlandesi Il data quality control manager si incazzava sempre per come venivano tradotti i titoli: ma che Gente di Dublino! Dublinesi! dovevano scrivere Dublinesi!

E che dire dei titoli assurdi appioppati ai romanzi di Joseph O’Connor e di Roddy Doyle?

La Fine Della Strada: ti rovinavano subito la sorpresa. Ti dicevano che cosa c’era nel libro. Perché ormai il libro, come tutto il resto, era un prodotto. Scritto e mangiato, sputtanato nel titolo per accattarsi due o tre lettori in più tra quelli incerti, quelli che hanno bisogno di sapere subito.

Quando invece leggere un libro è immergersi in una Fossa delle Marianne creata da qualcun altro, qualcuno che ti chiede solo di fidarti nella discesa e di dargli la possibilità di essere penetrato, esplorato, fino a quando il batiscafo tocca il fondo.

Fino alla fine del gioco. Fino alla fine.

Inishowen. Il titolo è Inishowen.

Inishowen è un luogo e adesso Il data quality control manager sa esattamente come si pronuncia.

Suona come una formula magica, quella parola. Altro che finedellastrada.

L’ha imparata da un Irlandese, la pronuncia esatta. Da un suo amico irlandese.

Quattrocento anni non sono bastati: possono scrivere come vogliono, gli Inglesi, ma le parole, i suoni, sono ancora i nostri.

Nostri… Il data quality control manager spesso trova a pensarsi nei termini di noi Irlandesi.

Qualche volta gli scappa di bocca, questa cosa. E così per i suoi colleghi è l’Irlandese.

Lui che Irlandese non è, è chiamato così dai suoi colleghi della Graande Compagnia.

In realtà anche molti suoi colleghi non sono Irlandesi: sono soltanto persone qualificate e in gamba che lavorano a Dublino, per la Graande Compagnia. Solo persone che lavorano lontane da casa loro.

Emigrati.

Per il data quality control manager è sempre stato diverso. Lo ha sempre nascosto, ai colloqui. Perché, sì: ne è servito più di uno, e voli Ryanair, e viaggi a Dublino di qualche ora.

Ha sempre nascosto il vero motivo per cui voleva lavorare a Dublino. Il motivo era semplice:

perché io a Dublino mi sento a casa.

Ma non poteva dirlo all’intervistatore.

E così, come ci si aspettava, anche la volta buona disse che era l’azienda, il posto favoloso, che lo spingevano. Cazzo, chi non vorrebbe lavorare per la Graande Compagnia se ne avesse l’opportunità?!

E allora, ogni volta, quelle andate male e quella andata bene, puntuale come la morte, sempre la solita battuta, come se fosse parte del copione del bravo intervistatore irlandese:

Certo che il clima

ItalishMagazine - racconti Irish - la mappa non è il territorioIl data quality control manager rispondeva sempre con un sorrisetto che non significava niente e che, soprattutto, mascherava la verità. Perché anche quella verità non la si poteva dire a un colloquio di lavoro.

Non puoi dire che adoravi le occasioni in cui quella pioggia dritta orizzontale ti assassinava la faccia, ti faceva ricordare chi comanda, e che piangevi di commozione quando arrivava.

E così James Joyce era passato di lì sotto. In mezzo alla feccia della feccia, nei bassifondi del porto. Adesso, invece, il vetrocemento della sede della Graande Compagnia aveva ripulito la feccia.

Chi c’era stato narrava la bellezza della vista dalla terrazza dell’Ultimo Piano, la prospettiva inconsueta con cui vedevi le due ciminiere di Poolbeg (ma ce l’avranno un nome, ciascuna un nome tutto suo, quelle due ciminiere?).

Il data quality control manager non c’era mai stato all’Ultimo Piano: il lavoro andava bene, ma era arrivato a Dublino già troppo vecchio per avere anche una carriera, oltre al lavoro.

Del resto non è che lo avesse sognato fin da bambino: quando era bambino lui i data quality control manager non esistevano neanche, non c’erano i data, figuriamo i data manager…

Ma al data quality control manager andava bene così.

Era a Dublino, era a casa e questo era l’importante.

E adesso era anche burocraticamente vero: erano passati cinque anni, aveva potuto chiedere la cittadinanza. Adesso poteva dire di esserlo davvero, Irlandese!

Non era mai stato bene in Italia. E aveva scoperto che casa sua era l’Irlanda un pelo troppo tardi.

Alla fine ce l’aveva fatta, e questo era l’importante. Quando gli chiedevano perché proprio l’Irlanda, il data quality control manager diceva che la sua letteratura era bellissima, i suoi paesaggi fantastici, la sua gente meravigliosa.

Ed era ancora quasi completamente sincero quando lo diceva.

Chissà se era sabato il giorno in cui James Joyce era passato là sotto. Al data quality control manager era toccato in sorte di lavorare di sabato, questa volta.

Ordini diretti dai Piani Superiori.

L’ampliamento del software della Graande Compagnia è una specie di piano di volo in un universo fantascientifico: si salta nell’iperspazio del web per arrivare là dove nessun uomo è mai arrivato prima e, alla fine del salto, si scopre di avere i motori in fiamme, i cattivi alle calcagna e un gran bisogno di una missione di soccorso.

Il data quality control manager arrivava dopo, quando il pianeta era colonizzato e si doveva far girare i terraformer a mille.

Il data quality control manager era lì a verificare che tutto procedesse bene, con un occhio sempre fisso sul grande pulsante rosso che in caso di bisogno avrebbe avvisato i marines spaziali…

Aveva una grande immaginazione, il data quality control manager… In realtà si occupava di Suupermaap, il browser geografico della Graande Compagnia.

Toglieva le schifezze e le inesattezze che i milioni di utenti appiccicavano nelle strade false di Suupermaap come chewing gum sputati sull’asfalto: quella pizzeria non è lì, è più avanti.

La pizzeria non è una pizzeria, è un pornoshop che vuole farsi pubblicità.

Il distributore di benzina è saltato per aria e quindi non distribuisce più benzina.

Al data quality control manager piaceva mettere ordine.

Aveva sempre visto la vita come una battaglia contro il caos: una battaglia persa in partenza che doveva essere comunque combattuta. Il suo campo di battaglia era Suupermaap e ormai non era più un soldatino.

Era quello il motivo per cui si trovava di sabato mattina nel vetrocemento della Graande Compagnia: la guerra aveva bisogno di nuove reclute e lui si vedeva non come il sergente folle di Full Metal Jacket, ma come un padre di una tribù indiana che deve insegnare ai suoi figli a combattere perché là fuori c’è un gran brutto mondo.

Ma qualche volta il sergente che meritò di essere ucciso da Palladilardo si fa strada e fuoriesce dalla corazza mansueta del data quality control manager.

Era sabato.

Era, naturalmente, bel tempo. Una giornata meravigliosa, di quelle in cui il cielo di Dublino finge di non essere inquinato e sfolgora. Non ci sono altre parole per definirlo: sfolgora, è questo quello che fa.

Con sua moglie il data quality control manager aveva programmato il solito giro in bici del Phoenix: lui che si avvicinava ai cervi e lei che, rimanendo indietro, le diceva di stare attento. Secondo lui i cervi il venerdì sera si davano di gomito aspettando di farsi quattro risate il mattino dopo, con lui e sua moglie.

I Piani Alti avevano scombussolato i piani.

Il livello qualitativo di Suupermaap-Italia era penoso, c’era un gran bisogno di aiuto, di soldati italiani! Il cielo sfolgorava senza che il data quality control manager potesse apprezzarlo pestando una cacca di cervo.

Il sergente cattivo aveva scelto con cura l’ordine dei candidati a cui telefonare per il colloquio preliminare. Ne aveva scartati mentalmente più della metà dopo non più di un paio di domande. Ma aveva scelto con cura la sua vittima sacrificale: l’aveva lasciata per ultima.

Era giovane.

E questo non era un difetto: a tutti quelli che erano più giovani di lui, figli di parenti e amici di figli di parenti, il data quality control manager diceva di andarsene in tempo dall’Italia, un paese senza futuro.

E quindi non era affatto questo il motivo che aveva reso la vittima tale.

Era il luogo in cui abitava. Il luogo in cui era nata.

La stessa città in cui era nato il data quality control manager.

Non aveva mai detto ai colloqui quello che pensava di quella città: ci abito ma non ci sono mai vissuto. Il data quality control manager a Dublino evitava accuratamente di parlare della città in cui era nato. Le aveva anche cambiato nome: per lui era Baile na péisteanna.

Non aveva mai avuto il coraggio di chiedere all’unico suo amico madrelingua Irlandese se l’espressione fosse scritta correttamente: questi avrebbe potuto chiedergli il perché volesse saperlo, a che cosa servisse saper scrivere in Irlandese corretto città delle bestie (ma neanche bestie, peist è qualcosa di peggio, se ha letto bene il dizionario) a un data quality control manager, e non avrebbe saputo che cosa rispondere.

Peggio, questo ragazzino abitava a poche decine di metri da dove al data quality control manager era toccato di abitare, prima di cominciare a vivere, per decine di anni.

A occhio e croce, vista l’età, lo stronzetto poteva essere uno di quei bastardi figli di puttana che pisciavano in giardino, facevano cagare il cane in mezzo al marciapiede e spaccavano timpani e coglioni le notti d’estate.

Il data quality control manager adorava il fatto che di notte, nella città in cui viveva, non ci fosse mai bisogno di tenere le finestre aperte.

Il data quality control manager in Italia aveva un lavoro qualsiasi con cui aveva potuto permettersi a stento una casa in un quartiere popolare.

Ma no: non era un quartiere popolare. Ballymun è un quartiere popolare. Quello in cui abitava a Baile na péisteanna era un quartiere di stronzi, che, perché poveri, rivendicavano a gran voce il diritto all’abbrutimento.

Quando vedeva quei bambini perduti, al data quality control manager si formava un grumo nero in gola perché si sentiva in colpa a odiare dei bambini.

Ma gli artisti non hanno problemi con la morale e Beckett aveva detto la cosa giusta, aveva dato le parole a quel grumo nero nella gola del data quality control manager: uccidere un bambino è stroncare una catastrofe sul nascere.

Lo aveva detto Beckett: così il data quality control manager si sentiva un po’ meno in colpa, il grumo nero pesava un po’ di meno.

Ma c’era. Restava lì.

Il data quality control manager pregustava lo stronzetto come una colazione da Bewley’s. Aspettò cinque minuti oltre l’orario concordato via email con lo stronzetto prima di comporre l’odiato +39.

Lo stronzetto rispose immediatamente.

Il data quality control manager parlò in Inglese, caricandolo con l’accento dublinese che aveva iniziato a imparare prima di andare a vivere a Dublino, a forza di DVD in lingua originale. Le t che diventavano c e ai che diventa oi.

La bocca chiusa come ad aver paura che il vento forte ti porti via l’anima.

Un accento volgare: ma che cosa poteva saperne lo stronzetto? L’importante era che capisse il meno possibile, così da poterlo liquidare, ennesimo fallimento di quella città, di quel quartiere.

< Ma lei è di Dublino nord. >

Quella dello stronzetto non era una domanda. Era una affermazione.

< No. Possiamo proseguire in Italiano, se vuole. > Rispose il data quality control manager, tra il furioso e l’incuriosito.

< Per me è indifferente. Mi scusi se l’ho messa in imbarazzo. Ma… Sembrava di sentir parlare un personaggio di Roddy Doyle! Ma mi scusi, davvero. Ha tutta la mia attenzione, possiamo continuare. >

Un clic risuonò nella testa del data quality control manager, che continuò a parlare in Italiano:

< Lei conosce Roddy Doyle? >

< Certo. È uno dei miei autori preferiti. Amo l’Irlanda, e i suoi scrittori. >

< Capisco. Quindi lei ha, diciamo così… un interesse personale, oltre che professionale, a venire a lavorare nella Graande Compagnia? >

< Beh… In qualche modo sì. Ma lei ha il mio curriculum: ho le caratteristiche che servono, e poi adoro Suupermaap. Lo uso moltissimo. >

< Davvero? E per che cosa? >

< Per il mio… hobby. Scrivo. Scrivo libri… Scrivo libri ambientati in Irlanda. È solo un hobby. Ma Suupermaap mi è utilissimo. Salvo in una Suupermaap personale tutti i luoghi di cui scrivo. E adesso che funziona streeetwieeew-Irlanda… Beh, è favoloso! Come dico sempre, se Joyce avesse avuto Suupermaap l’Ulisse sarebbe stato ancora più bello. Beh: non che mi paragoni a Joyce, si intende… Mi scusi… >

< Capisco. Mi scusi lei, mi chiamano da un interno, la richiamo tra cinque minuti. >

Mentre il cielo di Dublino sfolgorava al di là delle finestre della Graande Compagnia, il data quality control manager pianse, liberandosi da quel grumo nero che non lo aveva mai lasciato fino a quel momento.

Ma stava pensando anche a qualcuno da spostare da Suupermaap Irlanda a Suupermaap Italia, perché sapeva che aveva trovato la persona giusta per il Suupermaap sbagliato.

ItalishMagazine - racconti Irish - la mappa non è il territorio

You Might Also Like

One comment

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>