Tir Na Blog: Giampaolo Simi per Italish

Titoli di coda

Vado a prendere il treno del ritorno verso Dublino.

La domenica mattina Cork è grigia e sonnolenta. Gente che va a Messa, fa giardinaggio o trascina sacchi sonanti di bottiglie vuote. Non s’è alzato nemmeno il vento, il vento amaro di torba, sempre settembrino, che fa le nuvole leggere e l’orizzonte profondo. Da Dublino fino al Connemara (titoli di coda, please).

Grazie a Mark Chu per l’ospitalità e l’efficacissima traduzione di “Rosa Elettrica”, al Dipartimento Italianistica dell’UCC, ad Angela Tangianu e a tutto l’Istituto Italiano Di Cultura-Dublino (Naoise in particolare). Un grande abbraccio a Silvia, Isabella e David, a Marco, ad Alessia, a Graham, a Keith, a Louise (happy birthday, again).

Tir Na Blog: Giampaolo Simi per Italish

La tigre e il dinosauro

Due le immagini emblematiche che mi porto via da Cork.

La prima è il grattacielo che si innalza oltre il fiume Lee. Un grattacielo che doveva essere il simbolo stesso della tigre celtica, con i suoi venti-e-passa piani, con i suoi appartamenti da executive con affacci panoramici (in Irlanda basta salire al terzo piano per avere una bella vista, data l’altezza media delle colline).

Una mostruosità da downtown-wanna-be che, già a vederla, è fuori scala rispetto a tutto ciò che la circonda. Sembra che Cork ci possa entrare tutta, in verticale.

Un grattacielo vuoto. Pare che cinque o sei appartamenti su qualche centinaio siano stati venduti, a suo tempo. Ma poi la società costruttrice ha preferito ricomprarseli che pagare la manutenzione di quell’enorme dinosauro di vetro e acciaio pressoché disabitato.

Naturalmente la società è fallita e la banca che ha finanziato l’operazione si è ritrovata a elemosinare una piano di salvataggio dal governo.

La seconda è il Tom Barry’s Pub in Barrack Street, una salita a serpentina che, nonostante l’aspetto dimesso, ospita diversi locali. Perlinato, freccette, lucine colorate, atmosfera fumosa anche se (ho controllato) nessuno fuma. E poi un giardinetto di ghiaia con le panche da cui si vedono bene le guglie di Saint Finbarr’s contro il cielo turchese almeno fino alle dieci e mezzo di sera. Un locale che mi ha riportato a certi avamposti del turismo che sorgevano dalle mie parti in prossimità di spiagge libere e di strade senza sbocco.

Il Tom Barry’s Pub, a differenza del grattacielo, era pieno.

Tir Na Blog: Giampaolo Simi per Italish

Ripassando il reading, in treno fra Dublino e Cork

Ultime modifiche, cancellature, ritocchi.

Tir Na Blog: Giampaolo Simi per Italish

La Regina sepolta

La lettura a Dublino è andata benissimo. E di questo non posso che ringraziare la puntuale traduzione delle mie pagine curata da Mark Chu, direttore del Dipartimento di Italianistica dell’University College of Cork.

Ed è sempre lui che mi ha accolto a Cork e che mi ha portato a spasso per il campus, dove è in programma il mio secondo reading.

The Quad è (per tre lati) circoscritto da un suggestivo edificio ottocentesco che ospita l’aula Magna e gli uffici del Rettorato. Su una delle guglie ospitava anche una statua della Regina Vittoria. Dopo l’indipendenza dall’Inghilterra l’hanno sostituita con la Madonna, of course. Ma la cosa singolare è che non hanno distrutto la Regina Vittoria a mazzate, come spesso succede con i simboli di un potere inviso.

No. Negli anni ’20 hanno sepolto la statua della regina sotto l’erba verdissima dei prati del campus, in un punto segreto tramandato di generazione in generazione soltanto dai giardinieri capo.

Pochi anni fa la Regina Vittoria è stata alla fine dissepolta per essere messa in una delle Sale del Quadrangle.

Ho come l’impressione che uno psicanalista e un antropologo potrebbero discettare a lungo su questa madre odiata ma conservata con una sorta di inconfessabile rispetto. E forse si dividerebbero pure su quanto ci sia di puerile o di saggio in una decisione del genere.

Tir Na Blog: Giampaolo Simi per Italish

Balkanitaly

Il titolo dell’evento era “Murder in the City”. Così, sul palco dello Sugar Club, ho letto alcune pagine di “Rosa Elettrica” in cui si racconta l’agguato su cui ruota gran parte della trama.

L’agente di polizia Rosa racconta una realtà che sta a poche centinaia di chilometri dalla sua, ma che sembra appartenere a un altro pianeta.

Così ho finito per parlare di un’Italia balcanizzata a livello sociale, economico e culturale, dove ottusi avventurieri cavalcano tutte queste divisioni per assicurarsi velenose rendite politiche.

Alla fine, mi è stato fatto notare che avrei forse potuto mettere in risalto anche la ricchezza delle diversità del Bel Paese. Disgraziatamente, è difficile oggi per un italiano vedere the sunny side of the street.

E, ovviamente, i muri che dividono gli italiani oggi non sono fisici e non hanno molto a che vedere con la regione di appartenenza, con il fatto che io faccio la torta con gli zucchini dolce e a venti chilometri la fanno con sale e pepe, ma con il grado di istruzione, l’agiatezza economica, le opportunità, l’accesso alla conoscenza, all’informazione e ai diritti. È quello che, purtroppo, i due protagonisti del libro, Rosa e Cociss, mi hanno insegnato.

Tir Na Blog: Giampaolo Simi per Italish

Si va da Wallace

Quando mi dicono “si va da Wallace” già mi immagino un mastrolindo nero con l’orecchino il cui buonumore è classificabile con “molto meno che scarso”.

Wallace è fissato con l’Italia, dicono. Si è messo anche a produrre olio e vino nel Bel Paese. E poi è juventino sfegatato. Un’altra ragione, di questi tempi, per avere un umore pessimo.

Il feudo di Wallace è Blooms Lane, dominata da tre bar ristoranti italiani che si affacciano su Osmond Quay a un tiro di schioppo dalla famosa libreria-caffè Winding Stair e dall’Half-a-Penny Bridge.

Wallace è stato recentemente eletto deputato al Parlamento Irlandese come indipendente in una lista progressista.

È a un tavolo del suo locale. Ha la faccia rosea e simpatica, capelli alla Robert Plant, ma biondo platino. Sulla facciata del Cagliostro, uno dei suoi locali, c’è una gigantesca reinterpretazione fotografica del Cenacolo degna delle migliori (o peggiori, dipende) campagne Benetton, politicamente corrette ed etnicamente ecumeniche. Il logo recita, in italiano: “La vita è breve, lavora duro, godi tanto”.

Tir Na Blog: Giampaolo Simi per Italish

Trances, Piccolo Popolo e suore lucchesi

A cena, ho ascoltato il filosofo Mario Perniola parlare di pensiero debole e di candomblé (purtroppo il mio orario di arrivo a Dublino non mi permetteva di seguire la sua conferenza). Diceva che nella trance dei riti centroamericani un componente della comunità viene posseduto dalla divinità. Diventa tramite del dio. Si fa medium, per l’appunto, di comunicazione fra il terreno e l’ultraterreno.

Ho riflettuto su come invece il patrimonio di credenze popolari irlandesi faccia spesso a meno di queste figure. E quindi anche di estenuanti cerimonie di ritualizzazione.

In italiano chiamiamo Regno della Luce Fioca la dimensione soprannaturale. È assai suggestivo ma ci perdiamo, naturalmente, qualcosa. Ci perdiamo l’aggettivo flickering che richiama la danza incerta della candela. La luce temolante della veglia comune dove si raccontano gli incontri con il Piccolo Popolo, la Banshee che geme nel vento, le apparizioni degli spettri. Cose che possono capitare a tutti e che, proprio perché esulano dalle nostre capacità di comprensione, vengono messe al vaglio del racconto, alla prova delle proprie parole e dell’ascolto altrui.

È anche questo un rituale, certo, ma completamente delegato alla parola e svincolato dalla fisicità.

Sono due modi opposti di accedere a un’altra dimensione. Ai tropici ci si arriva attraverso l’esasperazione della fisicità, l’obnubilamento della coscienza, più a nord attraverso la tenacia della memoria e l’arte tutta incorporea del racconto.

Con un paio di Guinness in corpo finisco a teorizzare che sia questa l’origine del debordante talento irlandese per il racconto. Poi a pensare agli incontri con il Diavolo e alle estasi mistiche (mmm…) di certe suore lucchesi che andrò a raccontare a Cork. Ma questa è davvero un altra storia.

Tir Na Blog: Giampaolo Simi per Italish

Arriva la regina

La prossima settimana arriva in visita a Dublino la Regina Elisabetta.

Per la prima volta in veste ufficiale, dicono. Qualcuno (non sembrano molti) continua a non prenderla benissimo.

E il punto non è neanche Bobby Sands o la Bloody Sunday.

È ancora più indietro, alla rivolta del 1916.

Tir Na Blog: Giampaolo Simi per Italish

Pensiero debole

Ieri sera, a cena nei dintorni di Fitzwilliam Square, ho ascoltato il filosofo Mario Perniola parlare di pensiero debole e di rituali magici dell’America Latina.

Tir Na Blog: Giampaolo Simi per Italish

Perché questo blog

Perché l’Irlanda non sarà la terra dell’eterna giovinezza, ma è una terra che è stata giovane quando ho sentito che il mio Paese, l’Italia, stava invecchiando rapidamente.

E male.

Forse per questo mi ci sono affezionato. Ma anche per le dungarees dei Dexys Midnight Runners o perché Van Morrison una volta ha preso a male parole Red Ronnie (quando ce vo’, oh).

Ora, dopo dieci anni dall’ultima volta, ci torno. E in veste di scrittore, pensa te. L’avessi mai immaginato, quando dieci anni fa pedalavo per le Aran.

Ci torno e mi viene voglia di scriverci qualcosa. Un piccolo diario. E tutt’altro che per l’eternità, quindi. Solo fino a domenica. Chiamatelo instant blog. Va bene lo stesso.