Musica irlandese

“At the Break of Dawn” – 7 Domande 7 a Valeria Caucino

Valeria Caucino

La passione per l’Irlanda e per la sua musica è evidente leggendo le righe della biografia di Valeria Caucino.

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Studio dell’arpa celtica, periodo trascorso a Galway (Irlanda) per approfondire lo studio della tradizione musicale celtica, nel 1997 voce solista del gruppo di musica irlandese Shamrock, nel collabora con il gruppo di musica irlandese Lazy Bed in qualità di cantante. Anche il suo nuovo album “At the Break of Dawn” porta fra le sue tracce il segno di questo suo amore per l’isola di Smeraldo.

L’abbiamo incontrata per parlarne:

  1. Qui ad Italish si parla e scrive di tutte le declinazioni che hanno a che fare con Italia ed Irlanda; vuoi spiegare ai nostri lettori come questa unione abbia molto a che fare con te? Insomma, vuoi presentarti a chi ancora non ti conosce?

Ho iniziato ad interessarmi alla cultura irlandese negli anni ’90, inizialmente per cercare di conoscere meglio un popolo che mi affascinava e incuriosiva, visto che in quel periodo  avevo “scoperto” la musica tradizionale di quell’area (Clannad, Planxty, Altan, Chieftains e tanti altri). Il naturale passo successivo fu un corso di danze irlandesi e poi l’approccio allo studio dell’arpa celtica.  Nel 1996 trascorsi alcuni mesi a Galway (Irlanda) per immergermi maggiormente in quella realtà, e lì ebbi modo di ascoltare molta musica live traendone una forte esperienza emozionale.

2. Dato che in passato hai collaborato con musicisti Italiani di musica Irlandese, cosa ne pensi della scena Trad Irish nel nostro paese? Ci sono musicisti che inviteresti i nostri lettori a conoscere meglio?

Credo che sia abbastanza variegata e, mediamente, di buon livello. Dai liguri Birkin Tree, considerati i maggiori esponenti e che quindi consiglio a tutti di ascoltare, alla miriade di bands e agli altrettanti sottogeneri che pullulano soprattutto nel centro-nord del Paese, ce n’è per tutti i gusti.  A Torino conosco bene i Malartàn, eccellenti, grazie anche alla splendida voce di Donata Guerci,  in Toscana gli ottimi  Whisky Trail, tra i solisti  segnalo l’arpista milanese Adriano Sangineto che ho avuto occasione di sentire dal vivo più volte e il grandissimo chitarrista di Ancona, Franco Morone, paradossalmente molto più conosciuto all’estero, ma che merita davvero un ascolto.

cover CD HQ

3) Nel tuo album “At the break of dawn” c’è un ancora po’ d’Irlanda; hai inserito una versione particolare di “As I Roved Out”, brano tradizionale Irlandese, ed un altro pezzo , composto da te, intitolato “Flying from Ireland”. Ci vuoi raccontare qualcosa di questi e degli altri brani di questo tuo nuovo disco?

As I roved out è una canzone che già 10 anni fa avevo inserito nel mio repertorio sia solista che con i Lazy Bed, un gruppo locale di cui facevo parte all’epoca. L’avevo arrangiato in modo da accompagnarmi con il bodhràn e avevo modificato leggermente la melodia del cantato a strofe alterne in modo da ridurne la ripetitività, tipica di molti brani tradizionali.  Questa formula lo ha reso uno dei brani più applauditi dei miei solo-set per la spiccata componente ritmica e l’originalità, visto che il bodhràn è uno strumento poco conosciuto in Italia.  La versione registrata sul disco ha voluto essere ancora più azzardata ed è opera di Mauro Montobbio, un grande polistrumentista genovese con cui ho più volte collaborato. Abbiamo inserito, oltre a voce e bodhràn, un tappeto ritmico di base con un sequencer che modula su diversi cambi di tonalità, realizzando un effetto sonoro alla “Depeche Mode” anni ’80. “Flying from Ireland” invece è nato da una poesia che scrissi durante il mio viaggio nell’isola verde. In seguito Montobbio compose una base di accordi sui quali elaborammo insieme la struttura melodica.  Il terzo brano che, come sonorità, può essere ricondotto alla musica celtica contemporanea è “Over the pain”, composto da Roberto Brasolin e Enrico Carta, ed estrapolato dall’album per realizzare un videoclip di forte impatto scenico e sonoro:

4. Che tipo di musica ascolta Valeria Caucino? Cosa c’è in questo momento sul tuo lettore CD (o MP3 player), ovviamente oltre a “At the break of dawn”?

Tra gli irlandesi ascolto spesso i Solas, Celtic Woman e Enya,  ma adoro anche il folk del Nord America degli anni 70, (Joan Baez, Judy Collins, Paul Simon, Jim Croce), la  West Coast (Neil Young, Joni Mitchell, Linda Ronstad, gli America, Jackson Brown) e il Country (Ricky Skaggs, Alan Jackson, Emmylou Harris).  L’altra mia grande musa ispiratrice è Loreena McKennitt.

5. Ad Italish in realtà siamo innamorati della cultura Irlandese nella sua accezione più generale. Hai qualche suggerimento da dare ad uno straniero in merito a libri o scrittori dell’Isola di Smeraldo che dovrebbero essere letti per capire meglio il popolo Irlandese?

ireland 1Un bellissimo romanzo autobiografico che ho letto alcuni anni or sono è “Le ceneri di Angela” dell’irlandese Frank Mccourt,  in cui l’autore descrive la sua infanzia nel Paese natìo, la miseria in cui versava la popolazione durante le 2 guerre e il proprio riscatto quando finalmente riesce ad emigrare negli USA e diventare uno scrittore di successo. L’altro romanzo che suggerisco è “Gente d’Irlanda” di Rossana Guarnieri, che racconta con gli occhi di un adolescente il periodo della guerra civile irlandese.

6. Italia – Irlanda: sembra ci sia un legame speciale tra i due paesi (almeno dal nostro punto di vista), a iniziare dai nostri antenati immigrati che si incontrarono sulle strade per e dell’America. Sei d’accordo con questa considerazione e, se sì, cosa credi accomuni queste due popolazioni?

Devo dire che non ho mai riscontrato particolari similitudini tra i due popoli, anzi, vivendo a Galway, questa distanza che percepivo intuitivamente si è palesata e accentuata. Certo, tra immigrati, in passato, poteva esserci una sorta di comunanza e solidarietà, ma non credo sia legata ad una somiglianza di indole, piuttosto dovuta alle circostanze difficili in cui si trovavano, che portavano le persone ad unirsi per farvi fronte più facilmente.

7. Quali progetti hai per il tuo futuro? Cosa vorresti fare da grande?

Sto lavorando per creare una formazione di 4  – 5 elementi (tastiera, violino, basso e chitarra) che mi permetta di eseguire dal vivo i brani del disco mantenendo gli stessi arrangiamenti, oltre a cover che  man mano verranno sostituite da nuove composizioni originali.  L’anno prossimo ho l’ambizione di registrare un CD di brani natalizi e magari un secondo album di inediti, virando un poco verso sonorità new age, alla Enya, per intenderci. Un altro desiderio?  Realizzare uno spettacolo su Joan Baez, con diapositive, filmati, voce narrante con aneddoti biografici e ovviamente la colonna sonora con le sue canzoni più rappresentative.

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