Storie Irlandesi

Apocalypse Now: Beckett in Vietnam

Lo so. Lo so che un giorno il fantasma di Samuel Beckett partirà da Blackrock, attraverserà il fiume che scorre al contrario (lo farà usando, per certo, il ponte che porta il suo nome) e verrà a tirarmi i piedi, di notte, a Finglas. E mi troverà sveglio.

Soffro d’insonnia. Non è piacevole. Ho dormito bene una notte d’agosto. È Ottobre, ora.

Stanotte la stessa storia. Solo un po’ più tardi. Attorno a me c’è un’Irlanda ovviamente buia, e silenziosa. Credo di avere sentito delle risate all’una, e quindi ero ancora sveglio. Sono le cinque, sono sveglio.

C’è, nell’insonnia, un lato meno oscuro della medaglia. Il fatto che, a volte, grazie all’insonnia, hai una lucidità incredibile. La mente è libera, cerca: e trova – connessioni che altrimenti le sfuggirebbero.

Questa volta va a rimestare in una di quelle cose per me fondanti. Apocalypse Now.

Ognuno ha le sue ossessioni.

L’Irlanda è una delle mie ossessioni principali, ma qualche neurone libero per altro c’è, e un po’ di neuroni sono dedicati a quel film e ai due libri che gli stanno dietro: Cuore di Tenebra di Joseph Conrad e Dispacci di Michael Herr.

Ma è notte, c’è silenzio. E i neuroni, o le sinapsi, o l’anima, o non so che cosa, finiscono per cogliere una traccia che esce dalla giungla della guerra del Vietnam e finisce a Beckett.

L’ho fatto di nuovo.

Forse voglio fargliela pagare. Forse voglio fargli pagare l’avere abbandonato l’Irlanda che amo (attenuante: quel passaporto, però…). Così, dopo averlo spedito nella Terra di Mezzo, vado a fargli annusare l’odore del napalm.

Apocalypse Now e Molloy

Kurtz e Willard, Molloy e Moran

C’è un assassino ricercato da un altro assassino. Sono uno lo specchio dell’altro. Dietro i due c’è qualcun altro che tesse le fila. Che si tratti delle colline alle spalle di Dublino o della giungla del Vietnam non importa. Willard è in cerca di Kurtz perché lo vuole il comando. Moran è in cerca di Molloy perché Youdi glielo ha ordinato.

Se mai Moran potesse trovare Molloy, lo troverebbe in un luogo materno. Uterino.

In un prima – prima della storia, prima della morale – un al di là del bene e del male non lontano dal regno di Kurtz. Dove si uccide il caribù, o un essere umano, perché si può e perché si vuole, così come si uccidono il cane di Mrs Loy o si assale il carbonaio.

Nel raggiungere quel luogo uterino l’inseguitore subisce la stessa sorte dell’inseguito: il corpo di Moran cede come quello di Molloy; la mente di Willard cede, tra gli orrori, come prima quella di Kurtz.

Moran “perde” suo figlio. Willard perde la sua unità: Willard e Moran hanno in comune anche il nulla a cui eventualmente tornare.

Amputare catastrofi sul nascere

La misopedia di Beckett. All That Fall.

Stroncare una catastrofe sul nascere.

Uno dei pugni allo stomaco meglio assestati nel lungo monologo di Kurtz – il suo testamento spirituale, una sorta di manifesto anarchico – è la narrazione dell’episodio delle braccia amputate ai bambini a cui era stato inoculato il vaccino.

Kurtz passa dall’orrore (l’Orrore!) alla rivelazione, alla terrificante bellezza morale del gesto dei Viet Cong.

Tanto in Apocalypse Now quanto in All That Fall la salvezza viene somministrata per sottrazione, per cancellazione.

Quella di Rooney è assoluta, inclusiva. Vale per tutta l’umanità.

Quella di Kurtz è a un livello superiore di struttura, perché l’amputazione rappresenta non il salvarsi dal peccato originale dell’esistenza ma piuttosto, in questo caso, una cesura – letteralmente… – da un modello sociale che è altro, e imposto dall’esterno.

L’ultimo nastro di Kurtz

Forse sarà l’ossessione per Beckett, ma il monologo di Kurtz: quello dell’Orrore, quello che lo accompagna alla morte, risuona, appunto almeno alle mie orecchie, con L’ultimo Nastro di Krapp.

Il Krapp giovane non esiste più. Il brillante ufficiale primo della classe a West Point – il giovane Kurtz: non esiste più.

Kurtz ha affidato la testimonianza del suo disfacimento, della sua sconfitta (ma anche della sua denuncia dei mandanti) all’etere. Non c’è nessun motivo, per Kurtz, di lanciare messaggi radio, se non il semplice voler essere ascoltato.

Eppure, quindi, anche il “vecchio” Kurtz, il folle nato dalla guerra, ha bisogno di lasciare testimonianza. La testimonianza che sarà l’ultimo capo d’accusa nella lunga lista alla base della quale sta il presupposto della missione di Willard: eliminare la catrastrofe – Kurtz, ora che è andata troppo oltre.

Ora che non serve più.

La scenografia: l’antro in cui si muove Kurtz, in cui possiamo vederlo parlare alla radio, con qualcuno pronto ad ascoltare e registrare, dall’altra parte, sarebbe uno stage perfetto per una rappresentazione di Krapp.

E in quei messaggi, un’immagine che come poche altre evoca una delle citazioni più celebri di Beckett:

I can’t go on, I’ll go on.

Così disse la lumaca, mentre arrancava sul filo del rasoio.

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