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Mal d’Irlanda

In Africa non ci sono mai stato. Ma il mal d’Irlanda esiste di sicuro: ne ho le prove.

Il mal d’Irlanda… E me

La mia Irlanda è cominciata ormai quasi venti anni fa. È cominciata prima di andarci.

Anche questo è un aspetto importante nel quadro clinico della “malattia”: non sono l’unico a essersi ammalato di Irlanda prima (addirittura anni prima) di aver messo piede sull’Isola di Smeraldo (altro sintomo della malattia: quelli che, alla fine, non sarebbero altro che slogan turistici, per te assumono un significato diverso, più profondo).

E ne scrivi con le Maiuscole….

I motivi per cui l’Irlanda colpisce anche “da lontano”? Abbastanza disparati, a quanto pare. Per me tutto è cominciato con Tolkien. A quei tempi Internet non c’era, le lettere di Tolkien non erano state ancora pubblicate, non sapevo ancora che Tolkien aveva delle connessioni dirette con l’Irlanda e meno che mai avrei azzardato paragoni tra Tolkien e Beckett.

Sentivo una connessione tra le leggende inventate dal professore di Oxford e quelle celtiche che avevo cominciato a leggere più o meno mentre cominciavo la mia lunga storia con Il Signore Degli Anelli. Da qualche parte nella mia testa si era fatta strada l’idea che dovevo andare a vedere i luoghi che avevano fatto nascere quelle leggende.

Era l’Agosto del 1999 e mettevamo (viaggio di nozze, ça va sans dire) il piede in Irlanda per la prima volta. Lo so che suona roboante da una parte e detto e ridetto dall’altra, ma: niente sarebbe stato più come prima.

Non ho mai avuto un buon rapporto con la città in cui sono nato. Non ho mai pensato che fosse casa mia.

Invece ricordo bene, ricordo perfettamente il momento esatto in cui l’Irlanda sarebbe stata il luogo che avrei chiamato Casa. Il momento in cui ebbi la sensazione nettissima, quasi fisica, di essere finalmente tornato a Casa.

Ero sulla costa ovest, a nord di Galway. Le Isole Aran brillavano nel sole: forse sul mare, forse nel cielo.

Già, perché un altro sintomo del mal d’Irlanda è che, all’Irlanda medesima, finisci per dare un alone di misticismo.

Anche se sei ateo.

Da quel giorno sono passati ormai più di quindici anni. Adesso abito a Dublino. Detta così sembra un e tutti vissero felici e contenti. Ma la realtà è sempre più complessa dei sogni, anche quando (più o meno) si avverano.

Di una cosa sono certo, però: quando dicevo che per me l’Irlanda era Casa (sì: con la maiuscola), ecco: avevo ragione.

Avevo maledettamente ragione.

magica irlanda

Il mal d’Irlanda… E gli altri

Non sono l’unico malato.

E sì, i sintomi sono più o meno gli stessi. Spesso ho sentito parlare del mio stesso sentirsi finalmente a casa. Spesso la “malattia” si è presentata come una reazione all’arte irlandese (arte nella sua più ampia accezione: dal voler essere a tutti i costi a Dublino per Bloomsday così da festeggiare Joyce, all’amore per gli U2 o per i Cranberries di Zombie).

Mi ricorderò per sempre una persona equilibratissima dirmi che in Irlanda, nel vento, sentiva suonare i campanelli delle fate.

Tra noi malati sappiamo che questo è vero: non sto dicendo che esistono le fate, sto dicendo che l’Irlanda parla, ad alcune persone (a noi malati) in un modo speciale, facendoci sentire cose speciali.

La cosa buffa è che ci ritroviamo e ci riconosciamo, noi malati. E ciascuno di noi ha la sua storia da raccontare e ciascuna di queste storie ha, dentro, un po’ di magia. Non sto dicendo che esiste la magia.

Ma una storia ben raccontata non è, forse, un incantesimo?

Il mal d’Irlanda… E voi

Quindici anni dopo, dopo alcune centinaia di migliaia di parole scritte sull’Irlanda, dopo aver cominciato a vivere in un quartiere dublinese che si chiama (ma guarda un po’…) come un Ent de Il Signore degli Anelli, sono ancora qui a parlare d’Irlanda.

E mi piacerebbe davvero molto saperne di più delle altre Irlande, dell’Irlanda di chi legge regolarmente ItalishMagazine, dell’Irlanda di chi ci segue su Facebook, nel gruppo IrlandesiDentro.

Mi piacerebbe scrivere dei vostri incantesimi irlandesi, ora che vi ho rivelato la formula del mio.

E in caso d’emergenza… ;-)

Il mal d’Irlanda e un sogno che si realizza

La stranezza del Mal d’Irlanda, quindi, è che questa strana malattia ti migliora.

Questa strana malattia, a volte, realizza sogni.

Grazie all’Irlanda sono diventato uno scrittore. Le storie erano già lì, da qualche parte dentro di me. Ma non potevano uscire, non sapevano come fare a uscire. Poi è accaduta l’Irlanda. E sull’Irlanda ho scritto quattro romanzi.

Adesso il primo di quei quattro romanzi, Il Giorno Che Incontrammo Roddy Doyle, è stato pubblicato. È uscito nel giorno di San Patrizio.

Naturalmente…

Ci ho messo otto anni a trovare un editore.

Ma poi l’Irlanda mi ha portato fortuna. E ha fatto accadere quello che sapevo sarebbe, prima o poi, accaduto.

È un libro sull’Irlanda, anzi, no: è proprio un libro sul Mal d’Irlanda.

Buona lettura.

About maxorover

Ebbene sì. Max O’Rover parla anche Italiano. E in Italiano scrive. Un Irlandese con la geografia contro, ecco chi è Max O’Rover.
Il falso vero nome (quindi vero o falso?) di Max O’Rover è, ovviamente, in Irlandese: Mach uí Rómhar. “Rómhar” è il ventre, ma anche il ventre della terra, quello in cui crescono i semi, in cui nascono gli alberi. Mica male per essere uno che non esiste, avere un cognome così evocativo. Prima o poi la scriverò, la vera falsa storia degli uí Rómhar. La storia del perché ci hanno cacciato via. Una storia fatta di boschi sacri che non abbiamo difeso, di maledizioni scagliate contro di noi da Boann. Un pugno di druidi falliti costretti a scendere a sud. Fino a che la maledizione sarà spezzata. Fino a quando potremo tornare.
Quando sono in pausa pranzo, ogni giorno, mangio una mela. Non getto mai i semi della mela nella spazzatura. Li getto nel prato. Perché sotto sotto ci credo, alla maledizione. Mi ricordo la maledizione. Ma non ricordo quanti alberi devo far crescere: dieci? Mille? Un milione?
Intanto continuo a gettare i semi nel prato, e ad aspettare il ritorno a casa.

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20 comments

  1. Ciao, ti ringrazio per aver definito un ‘male’ (se così si può chiamare :P) di cui soffro da anni…
    Premetto che non ho ancora avuto modo di andare in Irlanda, ma la sensazione ad ogni cosa legata ad essa è straziante; in senso positivo e non ;
    Sono nata e cresciuta in Sardegna , poi verso i 24 anni mi sono spostata nel nord italia , quando ero piccina ero fissata con la Scozia e questo è successo fino a una decina di anni fa…poi per caso ho incominciato ad interessarmi anche dell’Irlanda anche perchè facendo un breve resoconto della mia vita tutto e legato a questa splendida isola.
    La situazione è degenerata quando , 3 anni fa , passeggiavo sotto a un portico in città e fuori dall’agenzia immobiliare avevano messo dei cataloghi turistici, vedo il trifoglio verde su sfondo nero e “ciaooo propriooo” .
    Ho conosciuto un mio compaesano che in questo posto meraviglioso ci ha vissuto , e mi si stringeva il cuore quando per ore ho sentito i suoi racconti , le sue emozioni e ricordo che mi disse : ” sai , per noi sardi di costa sembra di stare a casa ” scoppiai a ridere in quel momento ma è una sensazione strana quella che ti assale quando senti di non capire letteralmente ‘dove sei girata ‘ da una vita, e da una vita non ti senti parte del tuo ‘paese natio’ come se ti avessero semplicemente adottato e tu sapessi che sei nato altrove.
    Mi fa piacere che non sono la sola ad emozionarsi , a piangere quando guardo qualche immagine, ad essere legata a un colore, a un simbolo tanto da ‘prendermi male’ perchè mia madre strappa il trifoglio dal giardino dicendo ‘ERBACCIA’ :)
    Sono riuscita a commuovermi entrando nello stand irlandese all’expo…
    Riesco a stare male quando da anni cerco di organizzare un viaggio da sola in questa splendida terra , starai pensando il perchè andare da sola …beh, semplicemente perchè sento la necessità di comprendere tante cose, tanti messaggi che mi arrivano da tempo ormai…
    Apprezzo che esistano persone come te, come voi che avete scritto , perchè alla fine la gente ti prende per esaurito quando parli di ciò che ti affligge , e alla fine , casa non è dove sei nato , non sempre :)
    Questo caso è il nostro , il “non sempre ”
    Un bacio a tutti

  2. hai proprio ragione….anche io ricordo benissimo il momento in cui ho sentito di trovarmi a Casa…..io mi trovavo nel parco del castello di Malahide nel 2001….e la mia vita è cambiata davvero per sempre………sono successe milioni di cose da allora…e questo Paese me lo porto sempre dentro…..anche io con un tatuaggio Triskel, un patentino di guida Irlandese da dieci anni, e sopratuttto la mia anima gemella e la ns bimba italoirish…..sempre innamorata di Erin…..e credo sempre di piu al destino! :-)

  3. Caro Max, anche per me l’amore per l’Irlanda – o il mal d’Irlanda, come ben lo chiami tu – è iniziato negli anni ’70, circa 20 anni prima di andarci a vivere per un periodo. Allora vivevo a Londra, dove trovai IL LIBRO, quello che mi ha cambiato la vita. La prima edizione originale (1825) delle Fairy Legends and Traditions of the South of Ireland di Thomas Crofton Croker. Nessuno in Italia sapeva nemmeno lontanamente chi fosse Croker o la sua importanza. Forse qualcuno di voi avrà letto la mia traduzione italiana, “Leggende di fate e tradizioni irlandesi”, che poi ha avuto credo 10 o 15 ristampe. E fu proprio per scoprire la storia di quel libro, che nella prima edizione originale è anonimo, che iniziai faticosamente le mie ricerche – internet allora non esisteva. E più facevo ricerche e più mi cresceva dentro questa “nostalgia” cocente per un luogo che non avevo mai visto. Poi, dopo la pubblicazione italiana del libro, sono andata a vivere a Cork per un periodo e ho insegnato all’UCC e non ho mai smesso di dedicarmi agli studi sul folklore e la tradizione orale irlandese.
    Sì, anche per me, che non ho mai pensato all’Italia come casa o patria, pur essendo nata qui, l’Irlanda è Casa, Patria. Un senso di familiarità bizzarro.
    Infatti ci ho scritto un romanzo, “La Strega Bianca – una storia irlandese”.
    . La cosa singolare è che qualunque cosa connessa con l’Irlanda nella mia vita, in cui tutto è stato sempre difficile, nasce sotto una buona stella. Dato che sono da decenni anche una traduttrice letteraria, da alcuni anni mi occupo anche di grandi poeti irlandesi contemporanei e, come per Croker, ne sto facendo conoscere in Italia due molto grandi, di cui a breve usciranno mie traduzioni.
    Ecco, far conoscere la grande cultura irlandese, quella vera, che magari da noi è ignota, per me è un modo per ripagare l’Irlanda di quello che mi ha dato e mi dà. Ma anche un modo per tenermela sempre vicina.
    Per chi volesse, sul mio blog può leggere testi di James Harpur e Gerard Hanberry e la mia storia con Croker.
    Grazie Max e Buon Anno
    Francesca

  4. Eh Max, anche se tu sai benissimo perchè amo l’Irlanda, voglio condividere anche con gli altri.
    L’Irlanda ti strappa a metà. E’ una terra bipolare.
    Irlanda del Nord e Irlanda “libera”.
    Cattolici e Protestanti.
    Autunno e primavera in una sola giornata.
    In una sola ora forse.
    L’oceano arrabbiato che urla contro le scogliere.
    L’oceano silente che bacia le spiagge di corallo bianco.
    Fiumi di mare che abbracciano isole, ponti di terra che risorgono quando le maree si ritraggono.
    Mari blu cobalto, cieli cangianti dal grigio all’azzurro intenso, quei cieli che sembrano avvicinarsi a te e volerti coprire come un leggero lenzuolo.
    Scogliere a picco sul nulla e spiagge chilometriche dove puoi camminare da solo o dove scorrazzano liberi dei cani felici.
    Spiagge che segnano il confine tra il mondo dei surfisti e la campagna dei greggi di pecore.
    Di antichi monasteri abbandonati e di castelli dove abitavano regine dei pirati.
    Nei cimiteri le croci cristiane decorate con motivi celtici.
    Albe che non sorgono in inverno, notti che non nascono in estate.
    Musica, musica ovunque. Che sia un tradizionale ceili con bodhran e uillean o un moderno rock con Fender e amplificatori.
    I cartelli in inglese e i cartelli in irlandese. Che quasi nessuno ormai parla più fluentemente se non nelle zone rurali del Gaeltacht .
    L’accento veloce e stretto di Dublino, l’accento strascicato dell’Ovest.
    North and South of the River.
    Il traffico intasato ad ogni ora di Dublino e le strade delle champagne in cui non incontri un’altra auto per ore. E quando la incontri ci si saluta con un dito.
    La magnifica spontaneità degli irlandesi e la pessima ubriachezza degli irlandesi.
    Un paese di ribelli e un paese di artisti.
    Birra e whiskey. Entrambi ottimi.
    I fish and chips nei chippers e i ristoranti etnici.
    Un paese dove i sidhe e San Patrizio hanno lo stesso valore.
    Di una terra dove anche un ateo avverte la presenza di qualcosa di più grande.
    Di una casa che non è una casa. (…ancora?)
    E il pensiero che non sarò mai completamente italiana e non sarò mai completamente irlandese, strappata a metà proprio come l’Irlanda.

    Sara

  5. Caro Max,
    articolo davvero toccante, commovente. Non posso limitarmi a fartelo sapere con un MP, ma devo vergare sul basalto di Internet il mio apprezzamento così che rimanga nel tempo a venire.
    Io in Africa ci sono stato, più volte, e ci tornerò, perché il mal d’Africa è un sentimento vero, una nostalgia che ti porti dentro, come se avessi inspirato la sabbia di quei deserti, perché non potrai più dimenticare quei silenzi assordanti, quegli spazi finiti di infinito cielo e stelle, quei colori così accesi che si spengono in tenebre così scure.
    Ma il mal d’Irlanda è diverso, forse non colpisce tutti, ma è qualcosa che ci sembra legarci al nostro Eden primordiale, come se su quell’isola fossimo stati creati, un ritorno a casa, sensazioni mai provate che senti tue, già vissute…non voglio aggiungere a quello che hai descritto così bene, voglio solo dirti grazie di averlo fatto, di aver raccontato qualcosa di casa nostra…home sweet home!

  6. ciao :)
    io il mio Mal d Irlanda l’ho scoperto tardissimo e per caso…dopo un periodo difficilissimo della mia vita,nel 2004 mi feci un tatuaggio di un simbolo che avevo trovato su internet…un triskell…all’epoca non avevo idea di tutto ciò che avrebbe portato nella mia vita quel simbolo..e si.Rinacqui.quel tatuaggio era la mia rinascita,la mia forza,per il suo significato.poi…molto tempo dopo,quando conobbi mio marito,iniziammo a frequentare per caso un agriturismo celtico…e da li varie feste celtiche..insomma il mondo dei Celti ci rapì…e da li all’Irlanda il passo è breve…l anno scorso decidemmo di andarci per la prima volta..in aereo,quando vidi le prime coste irlandesi piansi come una bambina, a sort of homecoming….non so,quel trattenere il fiato,quella malinconia nei giorni di pioggia,quel perdersi in paesaggi sferzati dal vento…è diventata il mio pensiero fisso,la mia Madre Terra che mi riaccoglie a braccia aperte ogni volta che posso andarla a trovare e mi fa sentire a casa e amata…
    So che tanti capiranno queste parole…

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