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ItalishMagazine - Roddy Doyle

Gli ingredienti di un libro: gli autori che hanno ispirato #igcird

Tra gli ingredienti di un libro non possono mancare gli scrittori, e i libri, che hanno ispirato la tua scrittura. A maggior ragione per igcird, visto che Il Giorno Che Incontrammo Roddy Doyle è un libro che parla di libri.

Gli ingredienti di un libro: tre scrittori nell’ombra…

No, gli scrittori “dietro” a Il Giorno Che Incontrammo Roddy Doyle non sono i grandi vecchi, non sono James Joyce e Samuel Beckett.

Sono materiale troppo pericoloso da maneggiare. Neanche per scherzo. Di Beckett posso dire che è un modello, certo, ma non per la scrittura. È un modello di vita, per me Beckett è come il monaco delle leggende zen: quello che ha le risposte, anche alle domande mai chieste.

Quanto a Joyce, non ce l’ho mai avuto simpatico. Niente di personale, ma non mi ha mai dato le emozioni che mi dà Beckett. Certo, se scrivi di Dublino di sicuro non puoi dimenticartelo, Joyce. E così gli ho dedicato un omaggio nel terzo libro, I Diari di una Statua. Ma niente di più. Su Beckett ogni tanto torno a cercare di scrivere qualcosa.

Ma, sinceramente, come si fa..? ;-)

Gli scrittori che principalmente mi hanno influenzato di più nello scrivere il mio primo romanzo sono tre. Due sono irlandesi, l’altro è inglese: ovviamente Roddy Doyle; poi John Banville e Neil Gaiman.

E cominciamo dall’Inglese, allora.

Neil Gaiman

Gaiman è il mio scrittore non – irlandese preferito. Tolkien a parte. Ché Tolkien è un po’ come Beckett, almeno per me… Mi piacque immediatamente Sandman (c’è una quasi – citazione di una delle storie del Signore dei Sogni ancora ne I Diari di una Statua), ma soprattutto ho amato, e ancora amo immensamente, American Gods. Il realismo magico, e il semplice assunto per cui gli Déi camminano ancora – anche se sbiaditi – sulla terra, è uno dei componenti di #igcird.

Le Tre Sorelle sono un omaggio a questo assunto, e quindi a Gaiman.

Ho scritto un racconto che ha a che fare con il Diavolo nella versione Gaimaniana. Racconto ambientato, naturalmente, in Irlanda: sulle Aran. Su questo sito c’è anche un esperimento di scrittura condivisa che, ancora, mescola realtà quotidiana e mito: I Pilastri d’Irlanda. E… niente: mi piacerebbe scrivere come Gaiman. Anche se è Inglese… ;-)

John Banville

Quando ho deciso di cominciare a scrivere seriamente mi sono messo a studiare Banville. Non avevo mai studiato la scrittura. Non sto parlando di studiare letteratura, ma proprio di mettersi lì e cercare di capire come e perché quelle parole sono quelle e non altre, e come e perché quelle parole scritte in quel modo suonino stramaledettamente bene. Banville è uno scrittore straordinario. Spero, a forza di studiarlo, di avergli rubato qualche trucco del mestiere.

Roddy Doyle

Se non ci fosse bisognerebbe inventarlo.

Non ha niente a che vedere con Banville, la sua scrittura è completamente diversa. Ma è l’autore che ha descritto casa mia. L’autore che ha scritto la cosa più bella che si potesse scrivere sul tè.

L’autore che fa sì che questa città meravigliosa non si prenda mai troppo sul serio.

About maxorover

Ebbene sì. Max O’Rover parla anche Italiano. E in Italiano scrive. Un Irlandese con la geografia contro, ecco chi è Max O’Rover.
Il falso vero nome (quindi vero o falso?) di Max O’Rover è, ovviamente, in Irlandese: Mach uí Rómhar. “Rómhar” è il ventre, ma anche il ventre della terra, quello in cui crescono i semi, in cui nascono gli alberi. Mica male per essere uno che non esiste, avere un cognome così evocativo. Prima o poi la scriverò, la vera falsa storia degli uí Rómhar. La storia del perché ci hanno cacciato via. Una storia fatta di boschi sacri che non abbiamo difeso, di maledizioni scagliate contro di noi da Boann. Un pugno di druidi falliti costretti a scendere a sud. Fino a che la maledizione sarà spezzata. Fino a quando potremo tornare.
Quando sono in pausa pranzo, ogni giorno, mangio una mela. Non getto mai i semi della mela nella spazzatura. Li getto nel prato. Perché sotto sotto ci credo, alla maledizione. Mi ricordo la maledizione. Ma non ricordo quanti alberi devo far crescere: dieci? Mille? Un milione?
Intanto continuo a gettare i semi nel prato, e ad aspettare il ritorno a casa.

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