Storie Irlandesi

Le recensioni irlandofile di @MaxMaG87: Diario D’Irlanda di Heinrich Böll

Titolo originale: Irisches Tagebuch (1957)

Titolo in traduzione: Diario D’Irlanda

Di: Heinrich Böll

Testo fondamentale, obbligatorio per chiunque ami l’Irlanda: fornisce una imperdibile grammatica d’interpretazione per il vostro viaggio.
Ricorda a tratti Verdi Ombre Balena Bianca (altro titolo di scrittore non Irlandese, Ray Bradbury in questo caso, che coglie però il cento per cento dell’anima dell’Irlanda e degli Irlandesi), ma qui, invece di un americano solo e in balìa di ‘due mostri’, abbiamo un tedesco con famiglia (… e sensi di colpa post-Hitler) al seguito.
Nella pittoricità alla Friedrich di alcune descrizioni, mentre quel sorriso e quella pentola arancione che aprono e chiudono il libro sembrano un Van Gogh finito a Dublino (che bello sarebbe stato, senza che dovesse suicidarsi!), l’autore scopre, subito dalla prima pagina, le carte, con la fondamentale parafrasi adattata all’Isola Verde del concetto secondo cui la bellezza è negli occhi di chi guarda.

E l’Irlanda, se sai vederla, ‘esiste’.

Quello che mi colpisce di più, in quel che rimane dopo averlo letto, è la sensazione di condividere con Boll (!) quelle sensazioni che emergono soltanto quando sono in Irlanda. E, a quanto pare, quelle sensazioni sono fuori dal tempo perché quella Irlanda è fuori dal tempo. Certo che l’Irlanda è cambiata dai tempi di Boll: forse non era così cambiata, da quei tempi, quando andammo la prima volta, nel 1999. Da allora sono nate e morte almeno altre due diverse Irlande. Ma l’altra Irlanda, quella di Boll, quella in cui è la Natura a farla da padrona, c’è ancora, se la cerchi e se vuoi, appunto, vederla, sotto la solidità di quella pioggia che fa parte anch’essa del territorio.

Diario D’Irlanda di Heinrich Böll è uno dei libri mappati con una delle ItalishMagazineMap

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